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One Piece 1056: la logica dei sogni, danzare nel palmo del Buddha

by Cenere
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‘Vado a consegnar il liquore di Binks! Noi siamo pirati e attraversiamo il mare… le onde sono i nostri cuscini, la nave il nostro giaciglio… la vela con il teschio il nostro cipiglio!’

– One Piece, Binkusu no Sake

Rigore surrealista.

Salve genti.

Che dire… come apertura? Probabilmente che mi aspettavo (più che altro, temevo) un piccolo calo di tono, invece, devo ammettere che il 1056 è una vera delizia.

One Piece è un’avventura romantica, storia di tesori, sogni, pirati. Penso che Oda sensei faccia benissimo a ricordarcelo, di tanto in tanto.

Il liquore di Binks

In nuce dice già tutto o quasi dello spirito pirata che aleggia in One Piece, riportata in arcaico e gergale da taverna, poliritmica nella forma, criptica nelle liriche; sveglia in noi l’irrefrenabile necessità interna di una più o meno libera interpretazione.

Fatta scrivere appositamente a Kōhei Tanaka, Oda vecchio cuo… anzi, vecchia volpe.

Binkusu no sake nasce dalla direttissima ispirazione/omaggio a Quindici uomini sulla cassa del morto, un canto piratesco apparso nel romanzo L’isola del tesoro di Robert Luis Stevenson. Maestro del rigore surrealista.

Tò, guarda te, autore appunto del romanzo più iconico e rappresentativo, di sempre, in tema di pirateria. Perché Oda sensei L’isola del tesoro statene certi che lo ha letto, oh… se l’ha letto.

Parlando di mere origini storiche, l’autorevole rivista Geographical asserisce sia una reale canzone piratesca del XVIII secolo: che racconta una leggenda sul pirata Barbanera. Nell’opera di Stevenson il motivo compare fin dal primo capitolo, ricorre puntualmente in tutta la narrazione, nel decimo viene intonata dallo stesso capitano Long John Silver che canta da solo il primo verso e la sua ciurma risponde in coro con ‘Yo-ho-ho‘.

Tranquilli, tranquille: non insulterò la vostra intelligenza facendo i collegamenti più ovvi.

Credo che Oda sensei conosca praticamente a memoria: Vicky il vichingo, e L’Isola del tesoro.

D’altronde i due autori sono profondamente simili, nell’urgenza di coinvolgere il lettore Stevenson andava apertamente in contrasto con i promulgatori di eccessivo Realismo, infatti, parlando dei sogni e le fantasie dell’uomo comune asseriva:

‘I suoi racconti possono essere alimentati dalla realtà della vita, ma il loro scopo e la loro caratteristica più vera consisteranno nel rispondere ai desideri inconfessati e indistinti del lettore, a seguire la logica ideale del sogno

– A Gossip on Romance

Oda alla stessa maniera infittisce la sua storia di dettagli, segreti, sfumature da cogliere. Dall’apparenza semplice, qui troviamo l’eleganza dissonante del capitolo 1056.

Una mappa piena di piccoli tesori.

E il mangaka la lezione la conosce alla perfezione:

‘Dove ci avventureremo, oggi che siamo a galla, diffidenti del tempo e guidati da una stella? Sarà per l’Africa, al timone della barca, per la Provvidenza, o per Babilonia, o per Malabar?

– Robert Luis Stevenson, Storia dei pirati

Quindi, basta indugiare, come direbbero nei migliori salotti letterari: capitolo 1056? Daje

Capitale dei Fiori.

Si parte fortissimo. Con un Oda che fornisce chiarificazioni determinanti… spingendo sull’acceleratore dell’umorismo, senza ritegno. Raizo e Shinobu (dopo lo scontro con Aramaki) sono costretti a letto. Abbiamo un Raizo appena uscito dal film 7 chili in 7 giorni , e Shinobu (vedremo più avanti) che svela uno dei poteri più terrificanti di Ryokugyu: la liposuzione.

E gli altri non sono da meno, che credete?

(non essendoci la coda, o delta, dei balloon determino i soggetti in base alla punteggiatura e il tipo di frase, associabile all’indole di chi le proferisce)

Con Kikunojo che fa osservazioni sull’efficacia della tecnica, e Nekomamushi (scambiandola per stregoneria) che addirittura sembra quasi lodarne gli effetti, surreale.

Inuarashi, stoico come sempre, fa un’osservazione pura e semplice: era Kaido il deterrente per le forze capaci di danneggiare Wano. Per ammissione dello stesso ammiraglio.

Espressione comunque inquietante, meno male che Inu non l’ha detta di fronte agli anziani del popolo! Immaginate, in previsione di scontri futuri, battaglie, guerre, i vecchietti di Ebisu: eh, si stava meglio quando si stava peggio.

Chiedo scusa ma, a questo punto, stavo avendo reali difficoltà a leggere: ridevo come un folle.

Fumettisticamente parlando, Oda usa sapientemente lo spazio bianco per un crossover registico nel cambio di scene, se vediamo vignette intervallate da tre segmenti (contenenti transizioni delle stesse illustrazioni) sta contestualizzando tempi e spazi diversi: relativi ad un discorso comune, una serie di eventi sequenziali.

Quindi apprendiamo che il quartiere di Okobore è ridotto in macerie, O-Tsuru ha il viso ustionato, e che Raizo e Inu: sono invidiosi perché Kin’emon cià la morosa.

Scherzi a parte: la battuta di Inuarashi si basa su un gioco di parole giapponese, e tutta la compagnia è felice che i due sposi si siano ritrovati. Quindi presumo che le scene descritte siano avvenute durante il coma dei Mugi, visto che Kin’emon e consorte (vecchi cuori) erano presenti al banchetto.

Culto della personalità

Con la stessa transizione cambiamo scena, Carrot irrompe da Inu e Neko, chiamata a ricevere la notizia: sei la nuova reggente del Ducato di Mokomo.

Carrot-girl reagisce bene, benissimo, come le avessero detto: a pranzo carote! Poi smadonna.

La scena potrebbe sembrare inutile, una semplice cornice descrittiva. In realtà ha un significato più preciso. Sappiamo benissimo che Carrot non è la più forte tra i Mink (Oda lo fa dire a Shishilian). Sappiamo che poche settimane di navigazione non equivalgono ad una crescita caratteriale.

Ma Carrot ha talento e tempra morale, è l’unica che può aspirare ad una evoluzione completa come Sovrano. Perché è l’unica ad aver ereditato la volontà di Pedro. Ovviamente non mi riferisco alla volontà di far detonare tutta Zo (passatemela please), è uno svolazzo d’autore. Si tratta di avere DNA Shonen e Oda, ambidestro e tecnicissimo, suggerisce alle nostre menti un concetto-simbolo di One Piece.

Non solo le supernova, anche la Marina e tutti i nuovi reggenti hanno percorsi simili. Nella nuova Era: tutto il mondo conosciuto sta attuando un ricambio generazionale.

Quindi, pienamente d’accordo sia una scelta incoerente, ma: non è una tematica piratesca, bensì una tematica shonen. Una scena semplice ed efficace.

Se la personalità è il nucleo dell’attività della psiche e dei comportamenti, la sorgente da cui sgorgano i tratti individuali… quella di Carrot è forte, si vedrà certamente più avanti nella storia.

Aridaje.

Dopo i cinque astri di demenza arriva il maestro di vecchiezza.

Sukiyaki, che in un potentissimo sfoggio di decadimento mentale… si presenta come niente fosse a nipoti e foderi. Facendo esattamente il contrario di quel che aveva detto e organizzato in maniera certosina.

Attenti… o Cinque Astri, ora c’è il sensei di senilità.

Ok ok, fa piacere vedere il vecchio Shogun che riabbraccia il due giovani virgulti (almeno un familiare, dai, ci sta), il tributo di ferrea fedeltà dei foderi, che non muovono un dito anche avendone capito l’identità per vie traverse.

Momonosuke è sempre un bambino, ora ha almeno il nonno (che, occhio, si autodefinisce rincretinito), Hiyori capisce la sua tristezza e lo dispensa dalle scuse, Kawamatsu fa un ragionamento fine… Kiku è la perfezione del Bushido.

Kin’emon non aveva capito una ceppa.

Siamo a due, eh. La prima fu con il messaggio di Yasuie. Il samurai ha un piccolo inferno privato chiamato: Sindrome dell’impostore. È bellissimo vederlo (Kin’ è un dannatissimo spasso) colpevolizzarsi di non aver minimamente capito fatti evidenti per tutti.

A volte si scherza per sdrammatizzare, la sorte data da Orochi a Sukiyaki è orribile, soprattutto per un samurai.

Dunque è una scelta ottima palesare la sua identità (vero spartiacque narrativo), in questo modo il mangaka sancisce narrativamente la procedura Kozuki: quindi la trasmissione di shogun in shogun di tutti i segreti.

Sukiyaki chiude sottolineando il desiderio di una vita semplice, lascia la nuova era nelle mani dei nipoti.

Finalmente Frankie.

Signori, signore: i neuroni persi da Sakuyaki li recupera Luffy. Luffy, genti.

Il capitano collega immediatamente cosa sia Pluton, associandola a Frankie e ricordando la distruzione dei progetti. Apperò.

Frankie è atterrito. Robin, pur non avendo visto l’arma fisicamente, garantisce la sua presenza a Wano. Ma Frankie è incredulo, e usa delle parole molto particolari: quella cosa è qui? Quella cosa.

Non si riferisce ad un oggetto, un essere, la frase trasferisce al lettore una sensazione aliena. Difatti riflettiamo, è inquietante. Una persona dell’acume di Frankie, che non avrebbe potuto realizzare ma comprendeva perfettamente la portata dei progetti di Vegapunk… quella persona è spaventata da cosa sia veramente Pluton.

Shinobu è tornata snella e avvenente, solito introdursi da donna matura, solita epistassi di Sanji, ogni cosa al suo posto. Come, vi stupite? Se Duval è diventato un figo con la nota ricetta dei calci in bocca alla Sanjana… Shinobu può essere tranquillamente tornata gnocca. Anzi, qui si vuole vedere anche Raizo. Si, vogliamo Raizo protagonista in Nove settimane e mezzo a Ebisu.

Tornando seri. La mappatura Stevenson funziona eccome, questo capitolo è veramente disseminato di tesori. Tama futura Mugi è una certezza, piccole Kunoichi crescono.

Incredibilmente più sottile Robin, Oda sensei, come creatore della narrazione, mette una X del tesoro nel suo profilo psicologico. Un dettaglio da far girare la testa. Robin non agisce mai a caso, e non si era mai sbottonata tanto, soprattutto in fatto di scoperte. Ma offre tranquillamente Pluton a Luffy che, come da lei previsto, se ne frega altamente.

Si intravede l’ardito soffio del creatore disegnare la fisionomia mentale del personaggio.

È qui, qui che subentra la consapevolezza.

Non stiamo guardando solo Robin, l’archeologa. Stiamo guardando una bambina traumatizzata da armi che distruggono intere isole.

Robin vuole vedere come si comporta un possessore della D nei confronti di un’arma di distruzione di massa.

Sottile, bellissimo.

Tra l’altro, abbiamo conferma che Oden sapesse benissimo dell’arma ancestrale, e può essere stato solo Sakuyaki a dirglielo.

Tornando ai tesori del capitolo: Caribou. Principianti, scansatevi: ora conosco la vera identità delle armi ancestrali.

Buggy, Caribou, Apoo.

‘Sti tre hanno fatto più danni di tutti gli imperatori messi insieme. Mine vaganti, schegge impazzite, vecchi cuori. In oggetto. Quel simpatico psicopatico di Caribou origlia la conversazione e si ripromette di parlarne a quella persona. Ora, in One Piece? Potrebbe essere chiunque, razionalmente, ma Oda sensei è l’architetto dell’universo, colui che concatena i fatti. Quindi, cerchiamo di postulare (il più canonicamente possibile) un paio di ipotesi su questa eminenza grigia:

  • Teach? Caribou non può fare parte del GM o della Marina, è un pazzo violento che andava a in giro a massacrare marine per divertimento. Su basi logiche si dovrebbe escludere una affiliazione precedente a Teach, lo stile fracassone del massacro pubblico casuale non rientra nel modus operandi di un freddo calcolatore come Barbanera: una persona che ha atteso un frutto per decenni, che non ingaggia Shanks e Akainu perché non ancora pronto. Caribou potrebbe cercare di entrare nelle sue grazie? Questo assolutamente si, ma depenniamo l’ipotesi nuovo comandante, non ne possiede semplicemente la forza
  • Morgans? Intrigante. Io lo definii Arlecchino anarchico, metà Azzeccagarbugli, metà Che Guevara. E fermiamoci qui, prima di spiaggiare sugli ossimori nominali. Morgans è attendibile, ammantato di mistero (se non lo vediamo in forma umana c’è un motivo), apertamente contro l’ordine costituito (né per soldi, né per fama) tanto da volerlo rovesciare, Morgans in quanto personaggio nuovo, o eco dal passato è una piccola perla da scoprire: nelle sue mani la notizia porterebbe alla tanto agognata scissione di parte della Marina dal Governo, l’entrata in scena dei rivoluzionari e della S.W.O.R.D.

Non dimenticate che il GM mantiene taciuta l’alleanza con un imperatore e un tiranno da trent’anni, mirando a detronizzare e avere Pluton.

Si innesca quel che vuole Morgans: il finimondo.

La mancanza dei saluti dei Mugi a Momo e Kin? Hanno i rapporti più stretti con loro, da tanti anni, spero si possa vedere una scena alla Shirahoshi che li raggiunge in volo: ma con l’intensità emotiva dei saluti di Alabasta.

Momonosuke rimane un bimbo di otto anni nel corpo di un adulto, un bimbo che avverte la sindrome di Atlante ma per fortuna è sempre stato educato ai suoi compiti e alla disciplina, per questo ammortizza già meglio di Carrot. Come esplicato nel paragrafo: il 1056 è legato a filo doppio ai passaggi di testimone, le eredità, quindi anche Momonosuke (come Carrot) è legato al culto della personalità.

Danzare nel palmo del Buddha

La cicatrice di fuoco.

Udon, porto della Lucertola.

Un imperatore e due signori dei mari si contendono una rotta. Inutile descrivervi una scena che conoscete, valutiamone le implicazioni, come si svolge nel manga.

Scelte le rotte Kid la butta in caciara, estraendo dalla tasca l’ottava meraviglia del mondo, il manifesto della Cross Guild: la ciurma con a capo Buggy, con sottoposti Crocodile e Mihawk. Una cosa assurda, poco credibil… e quanto cacchio è bello lo voglio a grandezza naturale!

Scusate.

Questa alleanza ha tre fatti importanti:

  • Buggy è una canaglia, il vero pirata di One Piece, considerando l’umorismo di chi lo scrive e il peso narrativo (per ora) sopito del personaggio: va a finire che diventa Re dei pirati. Per niente escludibile, Luffy è volubile e… essere libero ha molti significati
  • Sir Crocodile, credo che abbiamo esultato tutti, personaggio complesso, pieno di sfaccettature, piegato ma non spezzato: sarà un piacere approfondirlo
  • Le taglie sulla Marina: una distopia fortissima nell’economia di One Piece. Nella mia analisi del 1054 (recuperatela, se gradite approfondire) ho spiegato come Sabo distruggendo un simbolo ne avesse distrutto l’essenza. Spogliandolo della sua invincibilità e paura riverenziale… rendendolo alla portata della giustizia. Ecco: Buggy è l’upgrade. Anzi, fa il paio. Se Sabo l’ha fatto per il GM… Buggy lo fa alla marina, questa è ribellione aperta, ora sono loro le prede. Nella mia mente sento il Clown ridere

Riassumiamo il gesto di Buggy con le parole di J-Ax:

Se pensi di sfidarmi assicurati di esserne capace

Sarà meglio per te/perché così com’è

Preparati a tremare quando tocca a me!

– Articolo 31, Così Com’è

Una figata.

Stiamo arrivando all’uomo della cicatrice, tranquilli.

Prima una riflessione su Kid e Law: possono avvantaggiarsi nella rotta, avere i calchi… ma non vanno da nessuna parte senza nessuno che legga i Road. Quindi, come sempre quando si ipotizza: non mandiamo a spasso la mente, ragioniamo sul plausibile. E la butto giù secca, perché la trama la stabilisce solamente Oda sensei.

Luffy – Robin.

Ne rimangono due, servono due ipotesi di natura canonica:

  • la paventata capacità della razza dei Triclopi
  • Scopper, il membro della Oro Jackson che disegnò la mappa per Laugh Tale

Perché, per come? Non ne ho la più pallida idea, ma so che è plausibile.

Eccoci qui, Kid (accortosi dell’incapacità di accedere alle informazioni) menziona questo fantomatico uomo con la cicatrice di fuoco. Al che bisogna notare che sia Robin che Law hanno si reazioni interessanti, ma come sempre intraducibili. Luffy ha bruciato i neuroni nella carta riconoscimento Pluton quindi è fuori.

Come sopra, azzardiamo in maniera plausibile. (chiedo scusa preventivamente: devo migliorare le mie capacità nel giapponese)

Hino Kizu no O-Toko. Uomo con la ferita di fuoco. Da cui:

  • Il termine Kizu non si riferisce prettamente ad una bruciatura: ma a qualsiasi tipo di ferita
  • viene presentato in Katakana, secondo sillabario giapponese, usato per tradurre termini di altre lingue e anche: nomi propri di città, denominazioni simili, addirittura persone
  • la traduzione più precisa sarebbe non ferita, bensì sfregio, essendo in Katakana trattasi di soprannome?

Bene, finito di massacrare il giapponese, proviamo a fare dei ragionamenti. La conversazione tra Killer, Kid e Law, fa riferimento all’essere preparati, non parla di numeri, è talmente generica da potersi riferire tanto ad avere tutti i Road quanto alla capacità che siano tradotti.

Anzitutto, chi è costui? Attendibili:

  • Sabo, possessore del Mera Mera, sfregiato dall’esplosione causata da un drago celeste, alla partenza da Dawn
  • Dragon, non parrebbe uno sfregio, ma quel simbolo in viso è decisamente un tipo di marchio
  • Kuzan, più marchiato dal fuoco di lui non c’è nessuno

Il fatto è… che sono tutte e tre tirate, istintivamente propendo più per Dragon, per varie ragioni.

Ma va fatto un distinguo, se si tratta di possedere: Sabo lo avrebbe come minimo accennato a Luffy, il cerchio si stringe su Kuzan e Dragon. Se su tratta di leggere: fuori tutti e tre, è un nuovo personaggio.

Ci sono altre due ipotesi, uno schiavo come Hancock, marchiato dai nobili mondiali, un superstite di Ohara… che quindi potrebbe anche leggerlo. Sono tutte tiratissime, ne sono consapevole, tiratissime ma plausibili.

Yamato.

Chiudiamo con una riflessione veloce. Finalmente la guerriera si sta affrancando dalla figura di Oden. Son piccoli passi, ma sta rompendo i margini dei traumi infantili. Si vede dalla presentazione ad Aramaki, dal fatto che vuole vivere come Oden: e cioè libera.

Se vi sta antipatica Yamato pensate questo, la guerriera è un simbolo, contro le prevaricazioni, i pregiudizi, nella storia rappresenta la voglia di essere se stessi. Yamato è il no verso la logica del servilismo, la presa di coscienza dell’individuo sui propri sogni. Questo ci comunica Oda sensei.

1056

La partenza di pirati verso nuovi lidi, il coraggio di futuri sovrani, l’indomabile spirito umano… con tematiche così meravigliose, diamoci tregua, diamola all’autore, perché sento veramente persone accanirsi e arrabbiarsi, leggere One Piece non per fare ipotesi ed emozionarsi: ma per avere ragione.

In fondo, chi siamo noi lettori?

Se One Piece è il nostro Viaggio in Occidente, noi siamo Sun Wukong che si illude di spezzare le colonne e valicare i confini… mentre in realtà continua a danzare nel palmo della mano del Buddha.

Questo è quel che avviene quando, senza umiltà, proviamo a prevedere il mangaka. Ma tranquilli… lo scrittore non lo fa per prendere un vantaggio psicologico, lo fa per non rompere la magia dell’illusione.

Godiamoci il viaggio, genti

Fifteen men on the dead man’s chest— Yo-ho-ho, and a bottle of rum! Drink and the devil had done for the rest— Yo-ho-ho, and a bottle of rum!

– Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro

Cenere, la Ciurmaglia

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