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One Piece 1054: l’arte di mantenere un segreto, cinque perle e un unicorno

by Cenere
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‘Stuck in belief, there is a lie/Promise is promise/an eye for an eye/We’ve got something to reveal/No one can know how we feel’

– QOTSA, The lost art of keeping a secret

L’arte dell’indugio.

Come sempre, è un piacere tornare a scrivere di One Piece, soprattutto vista l’indole creativa del capitolo 1054.

Oda sensei è un bambino che (per fortuna) si rifiuterà sempre di crescere.

Si parla di un mangaka che in 25 anni di narrazione ha dimostrato un concetto carissimo a noi creator, comprovare in maniera ineffabile che il fumetto non è soltanto una parentesi burlesca e ironica, o mero intrattenimento, bensì: una gentile forma di educazione intellettuale, diventando (col tempo) valore comune dei momenti di transizione della cultura moderna.

Il capitolo 1054 è un flash, o meglio, il baluginare di un flash. In cui si intravede chiaramente la luce abbacinante dell’arco finale.

Pompato dall’hype di un mese, il capitolo colpisce basso e giusto. Non c’è scampo nel tratto stilistico di Oda: il manifestare la forza di volontà, la difficoltà del diventare adulti è senz’ombra di dubbio il topos per eccellenza dei dogmi shonen. L’inizio dell’ultimo arco narrativo è la prova iniziatica da superare/celebrare prima di varcare la linea d’ombra: il preludio alla battaglia finale, in cui tutti i segreti verranno rivelati. Il 1054 è il talento al calor bianco di un artista temerario e incredibilmente generoso che non cessa di ingaggiare duelli con le nostre menti… pur di non farci perdere un dono preziosissimo: un rapporto sano e allegro con la nostra fantasia. Ecco perché One Piece è un classico. Grazie, eterno Peter Pan.

Come sempre, la parte introduttiva delle mie analisi omaggia le forme della scrittura, un mangaka è tanto uno disegnatore quanto un autore (regola non universale). E questo capitolo mi ha fatto venire in mente un maestro per tutti noi scrittori. Scusate, mi esprimo con maggiore proprietà. Mi ha fatto venire in mente: il faro nell’oscurità per noi scribacchini. L’inarrivabile Umberto Eco.

Le sibilline parole in apertura (l’arte dell’indugio) riguardano i suoi sublimi meccanismi metatestuali.

Se deve accadere qualcosa di importante e di appassionante, occorre coltivare l’arte dell’indugio

– Umberto Eco

Perché Oda sensei, a modo suo, ci presenta una peculiare Trinità, un piccolo cerbero le cui teste sono Ryokugyu, Shanks e Akainu, un cucciolo docile che si esprime tramite la metalessi: armato della Pistola di Cechov.

Ma potevi dirlo prima… era così semplice! Ah! Bene, annamo popio bene.

Facezie a parte, partendo dal presupposto che chiunque possa informarsi sui concetti espressi:

  • parlando di metalessi (e, per estensione, metonimia), basta sostituire/omettere, un semplice termine o verbo (soprattutto nella traduzione da un testo giapponese) per cambiare, alterare, mascherare il reale senso di una frase
  • per la pistola di Cechov, vi spiegherò (durante i vari punti dell’analisi) perché si interfaccia con i tre personaggi menzionati

Genti, la realtà è abbastanza semplice, per quanto ci si sforzi, se uno scrittore di talento non vuole fare emergere tratti distintivi della trama: andrà esattamente come vuole lui.

Lo stile di Oda sensei è duttile, da sempre il mezzo principale di cui dispone per la caratterizzazione dei personaggi; alterna il suo ritmo narrativo con il realismo del distacco di impronta Petroniana, nella commedia latina sarebbe stato definito Elegantiae Arbiter (arbitro di raffinatezza), sicuro come l’oro.

One Piece è un prodotto, prevalentemente, per ragazzini e ragazzine? Si. Eiichirō Oda ha un talento unico in fatto di introspezione psicologica? Ca**o si.

E il 1054: è puro One Piece all’ennesima potenza.

Ho disturbato la memoria del maestro Eco per darvi un consiglio. Nel suo piglio sovraumano nel compenetrare la materia scrittura, la purezza di maestro della semiotica, nella conoscenza pressoché illimitata della letteratura, aveva il consiglio perfetto per noi lettori di One Piece: per tutti noi.

Un testo è una macchina pigra che si appella al lettore perché faccia parte del suo lavoro

– Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi

Eco paragonava l’esperienza della lettura ad una passeggiata nei boschi. Bosco o libro, si ha una doppia scelta. Attraversare il bosco di fretta, senza apprezzare e osservare tutti i suoi aspetti, o godersi una lenta passeggiata. Fregatevene di chi sia il vicecapitano. Dei tratti cartooneschi del Gear 5. Di chi ci azzecca prima e su cosa.

Scegliete che tipo di lettori volete essere.

Mi faccio morire quando divento così Zen.

Ok, scusate, ormai mi conoscete, un minimo. Godemose er viaggio. Piccola menzione, un plauso a tutta la community per il 25° anniversario. È stato commuovente e mentalmente corroborante. Ovviamente è finito tutto il giorno successivo, perché leggevo già: tizio-caio sarebbe il vice?! Ah si? Reazione standard:

Ayo! Ma guarda che stravannato di uomo! Cazzotti dietro le orecchie!’

– Nico

Chiedo ancora scusa: è più forte di me.

Ora, allacciate le cinture, dopo un mese di attesa ci addentriamo in una nuova analisi, pronti? Here we go

‘La discriminazione garantisce stabilità!’

– Ryokugyu

Aramaki entra in scena. E lo fa senza pietà alcuna, al suo passo Wano rifiorisce gentile, mentre nella sua mente risuonano tamburi di guerra.

Senza mezzi termini chiarisce immediatamente motivazioni e propositi, capiamo cosa lo spinge nel paese dei samurai.

‘Il potere di influenzare gli altri è un qualcosa di molto raro da vedere in giro’

– Ryokugyu

Il potere più temibile descritto da Mihawk a MF, la capacità che da sempre detiene Luffy e che ora sta divenendo vera e propria influenza. Perché Luffy liberatore lo è sempre stato, in soldoni, usando gli infiniti latini di due verbi: se Luffy prima lo era in posse ora lo è in esse. Quindi va fermato, a tutti i costi.

In contrasto con la figura di giustizia e con la purezza del suo potere, il nostro Ammiraglio mostra immediatamente i tratti di un sociopatico: nessun rimorso nell’uso della violenza, nessuna empatia per chiunque lo circondi. Non c’è traccia del giocherellone che scherzava con Fujitora, del fancazzista refrattario agli ordini della Marina. Qui abbiamo un killer. Aramaki è diverso.

‘non prendetevela, è così che va il mondo’

Arroganza? Una crudissima (e concreta, anche nella vita reale) scissione della società? O forse tristezza?

Ryokugyu perde completamente le staffe, quella non è una rabbia normale, a parte le esplosioni di Akainu… i tratti di Aramaki sono totalitaristici, disfunzionali. Totalitarismo, ossia la distruzione di ideali patriottici, l’annichilimento di una nazione, un popolo: quando rivendica la propria libertà. I tratti combaciano spaventosamente, il totalitarismo funziona esattamente accentrando il potere in un gruppo ristretto (i Draghi Celesti), un unico partito (il Governo Mondiale), e addirittura in una sola persona (Im-sama).

Chissà perché. Chissà perché l’unico obiettivo rivendicato dal marine sia: portare alla Marina la testa di Luffy, il liberatore di un popolo.

Aramaki è preda della furia. E proferisce parole tali da gelare il sangue.

La discriminazione è rassicurante.

Questo messaggio è, di per se, inumano.

Tralasciamo il fatto che tecnicamente non sia al livello di Yamato (che razza di Haki hai usato?), tralasciamo gli spunti comici delle zampe alla Sonic e il Boro-peto di Momonosuke; pensate al Viaggio in Oriente, la tigre e il bue rappresentano il Nord-est, sono segni legati dal Cielo, quindi dal destino, nel viaggio verso la distruzione degli Oni (metafora per i pirati).

Fujitora e Aramaki sono amiconi, la tigre viola è un personaggio raffinatissimo: si è strappato la vista perché il suo cuore non sopportava l’ingiustizia. Lo avvertite anche voi? Fujitora potrebbe mai essere amico di un malvagio?

La psiche di questo ammiraglio appare estremamente complessa, a dire il vero si palesa un filo di moralità quando avvisa i foderi, ma la perde totalmente, in maniera disinvolta, minacciando di uccidere migliaia di persone se qualcuno dovesse rivelarsi una minaccia per i suoi intenti. Ad Aramaki non importa niente di scatenare un ecatombe, il grigio non esiste: o bianco o nero. Se non fai parte del governo puoi essere abbattuto come un animale, nella piena coscienza di una totale impunibilità, peraltro. Qui si profila qualcosa di inquietante. O Aramaki ha il temperamento di un fanatico (io sono la natura stessa, una fonte di vita come il mare), preda di idee nazionaliste (chi non ha legami con il GM non ha alcun diritto), oppure è un personaggio spinto dall’odio, una miscela di angosce concentrate. Il suo attacco foresta dell’odio proibito non suona tanto da alfiere della giustizia, per non parlare di tutta la caratterizzazione:

Doppio suicidio/fiume/morte

È la traduzione del suo tatuaggio. In varie canzoni, raccolte letterarie, nel rakugo (落語 – parole cadute, genere teatrale giapponese); tutti i concetti riportano alla dipartita di due innamorati, se non direttamente al concetto di: morire per amore.

Se non sociopatico, potrebbe essere una persona reduce di un trauma, una perdita forse? Magari mentre viveva in una nazione non affiliata al GM: che non seppe difendersi da sola. Chi lo sa, illazioni. Illazioni everywhere. Ma, il suo fanatismo è totalmente reale, se consideriamo:

  • giustizia assoluta (絶対正義 zettai seigi)
  • giustizia morale (道徳正義 dōtoku seigi)
  • giustizia neutrale (中立正義 chūritsu seigi)

Dalle nebbie delle decisioni morali emerge un nuovo sulfureo (ed inquietante) tratto, questa volta assolutistico. Quella che potremmo definire: giustizia sommaria.

Aramaki sembra tanto il Charles Bronson di One Piece.

Ricordate Cechov?

Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari’

– Anton Cechov

E, il 1054: ha tre pistole.

Detto questo, Yamato (come sempre detto) non ha problemi di identità di genere (lei non è un uomo, lei è Oden), brillante farla presentare come figlio di Kaido. Ho sentito molte reazioni, tutte sobrie ed esaustive, tipo: ‘ma dde che? Perché? Malimortè!‘. Mille scuse, ogni tanto mi scappa. Genti, è giusto che il personaggio possa evolversi, e poi, vogliamo farle avere una taglia, prima o poi? Quale modo migliore che introdursi formalmente ad un ammiraglio? Momonosuke da elogiare, decisioni da Shogun, coraggio, determinazione: si becca un otto pieno, non arriva al nove per il boro-peto.

‘Ehi Beck, non pensi sia ora di andare a prendere… lo One Piece?’

– Shanks

Stephen King paragonava le pozzanghere gelate a passaggi per i ricordi, il passato. Persi nei propri pensieri, se si gratta appena la superfice: puoi vederci l’infanzia attraverso.

Il sake mi ha fatto pensare a qualcosa di simile, una propagazione di memorie. Ma, nello specifico, simboleggia la valenza di fare una promessa, o meglio, suggellare un patto. Il Rosso non è neanche sbarcato a Wano, e da ciò che si capisce sta anche andando via. La sua ciurma lo invita all’incontro con Luffy, divenuto eminenza nel mondo pirata; scimmie tirate per aria, Lucky Lou che sbarella, Yasop realizza in un istante che negli ultimi 13 anni è stato un padre di me**a (per me? L’incontro non sarà rose e fiori, ma credo che Usop prima gli sputerà in un occhio e poi lo abbraccerà).

Shanks, con modi eleganti e qual certa aria regale: non li c*ga di pezza.

Sta grattando la superficie di una pozzanghera.

Una volta vista la foto di Luffy in gear 5… il Rosso rivive tutto. E noi con lui. L’attacco intenzionale per impadronirsi del Gom Gom, lo sbarco a Fusha, l’amicizia con Luffy. Il Signore della Scogliera e la scommessa su una nuova era.

Poi si avvicina a Beckam (con il viso espressivo, al solito, come lo specchio di un vampiro), e butta la bomba annunciata nel 2020 da Oda sensei: andare a prendere lo One Piece.

Ora. Anche e soprattutto a questo serve la parte introduttiva delle mie analisi, la metalessi qui ricopre un ruolo chiave (come per Aramaki), uno degli utilizzi comuni è usarla come una metonimia che usa l’effetto per riferirsi alla causa remota o viceversa, può fungere da innesco scatenante di certi fatti della narrazione, può fare parlare l’autore attraverso il narratore, può addirittura scambiarli, e molto altro.

A cosa serve lo spiegozzo? A farci capire che Shanks in fatto di natura delle azioni, soggetti e tempistiche può riferirsi letteralmente a qualsiasi cosa. Non è detto che siano i pirati del Rosso che debbano andare a prendere lo One Piece. Non è detto che il verbo giusto sia prendere ma rivelare, rendere noto, magari. Possiamo postulare solo due dinamiche su Shanks:

  • ha visto la mappa di Gaban, ma non aveva un Oden o una Robin, soprattutto? I meccanismi si muovono quando vede Luffy in forma Nika, e qui tornano le parole di Roger siamo arrivati troppo presto
  • narrativamente, Oda sensei non distrugge un personaggio come Shanks per fare il figo e dare un plot twist inutile, ossia il Rosso come villain, perché esiste una sola realtà narrativa: Luffy vede in Shanks un padre, come il Rosso lo vedeva in Roger, quindi Shanks lo affronterà proprio per capire chi dei due garantirà l’eredità del sogno di Roger, in linea di massima

Quindi? Signore, signori: quota pistole di Cechov? Due.

Li fermerò tutti!

– Akainu

Quartier generale della Marina.

La situazione è tesa, si svolge un briefing che ruota attorno tre figure: Akainu, Borsalino e Kurouma (cavallo nero). Quest’ultimo nuova figura, capo della sezione investigativa della Marina. Poche ore prima i Rivoluzionari hanno attaccato Mary Geoise, e dichiarato guerra al GM: distruggendo l’artiglio del drago divino, attaccando la città e riuscendo a liberare Orso Bartolomew (personalmente, ho esultato con un urlo belluino). In più Sabo è la figura designata per l’omicidio di Cobra (reggente di Alabasta), e la principessa Vivi è dispersa.

Robine da nulla. Inezie. Eventi di un significato ed eco sociale profondissimi.

I nobili mondiali non sono intoccabili. Non sono invincibili. Sabo è l’avvenimento sovversivo nella teleologia del Draghi celesti, nella coscienza del popolo, il fattore decadente che provoca uno squarcio in 800 anni di buio. Il fatto è che ora sta nascendo la rivolta in otto paesi, se riunite, tutte le scintille della rivolta accendono proprio la fiaccola di Sabo, riconosciuto come Imperatore Fiammeggiante. Il tratto curioso è che ora viene visto come un Dio, ma, più precisamente…

È l’uomo che ha ucciso un Dio.

Re Cobra era l’unico al reverie ad avere il sangue dei primi venti, le famiglie originarie che fondarono il Governo mondiale, riconosciute poi come vere e proprie divinità.

Ovviamente è quasi impossibile che abbia ucciso Cobra, un Re giusto e gentile, amato dal popolo e dai fan del manga. Ma rimane un traguardo senza precedenti per i rivoluzionari. Punti di vista. A noi lettori arriva: il GM sta insabbiando/gestendo le notizie come preferisce.

Il messaggio per la popolazione mondiale (in One Piece) è totalmente diverso.

Se può sanguinare… può essere ucciso

– Sabo Schwarzenegger

Il messaggio è semplice: è lecito e possibile ribellarsi. Vivi non si sa dove sia, ma se sta con Sabo e i rivoluzionari si collegano due fronti storici, l’ala della rivolta si coalizza con chi potrà guidare con serenità, regnare nella giustizia. E sarebbe una svolta storica.

Bartolomew è libero! Ti prego, ti prego Oda sensei: fagli fare un backup da Vegapunk e ridacci un personaggio a metà, interrotto, ma fondamentale per One Piece, amato praticamente da tutti. Personaggio che ha tanto, tantissimo, da dire e da dare. Per il resto, si potrebbe andare avanti per ore nel ricostruire il tutto, fare ipotesi oculate. Ma le future analisi serviranno proprio a questo. Rimane Akainu, la terza pistola di Cechov, oh… statene certi che anche questa sparerà. E non è detto che il bersaglio siano solo i pirati. Viste le schifezze combinate a Wano per trent’anni dal GM.

Cinque perle e un Unicorno

La perla rappresenta la purezza, l’innocenza e la pienezza dei sentimenti, da sempre emblema della bellezza naturale. Tendente alla perfezione. Vi sono leggende da civiltà dell’Indo-Pacifico fino ai simbolismi di Afrodite. In buona sostanza è sempre stata vista come tramite con il divino, esempio di qualità forti e pure.

L’unicorno ha significati vastissimi, ma accumulabili al nuovo arco narrativo. Sognarlo esprime la voglia di ritagliarsi uno spazio nell’esistenza, non essere assorbiti nella banalità del quotidiano, in un ottica squisitamente shonen: la paura dell’adolescente di crescere, cambiare. Nel testi del Feng Shui se ne intravedeva uno… ogniqualvolta vi era occasione della nascita di un sovrano perfetto. Addirittura nel cristianesimo era l’Incarnazione del Verbo di Dio che prepara la strada all’avvento del Vero Re.

Luffy, Sabo, Shanks, Buggy, Teach.

Cinque sovrani e un solo destino.

Cinque perle e un unicorno.

Ok, riflessione alla Bukowski ubriaco terminata.

Ma come si fa a non essere romantici con One Piece?

Detto questo, vi rinnovo l’appuntamento alla prossima settimana esercitando la mia mania del cerchio perfetto (mentre i QOTSA mi riversano nei timpani i loro raffinatissimi riverberi elettrici), citandovi la canzone iniziale, ricordate gli atti e le parole sibilline di Aramaki, Shanks e Akainu?

Whatever you do, Don’t tell anyone, Whatever you do… Don’t tell’

– QOTSA, The Lost Art of Keeping a Secret

Cenere, la Ciurmaglia di One Piece

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