‘Well, they say the sky’s the limit
And to me that’s really true, ah
But, my friend, you have seen nothin’
Just wait ‘til I get through’– Michael Jackson, Bad
Avete presente Hisoka, in Hunter x Hunter?
Non fa paura perché è forte.
Fa paura perché sa.
Nello stesso modo, Imu sa come si piega un uomo senza toccarlo. Sa dove abitano le crepe, quali parole aprono quali ferite, quale leva serve per trasformare un fratello in un nemico. Il Patto Diabolico, diagnosi del corruttibile. Imu guarda Luffy e Loki, calcola la distanza tra i due, e sceglie lo strumento più antico del mondo — l’odio come arma, la vita come moneta di scambio.
‘Proprio come Rocks.‘
Tre parole buttate lì come si butta un fiammifero acceso in una stanza piena di polvere da sparo, con la stessa placidità di chi conosce già il risultato.
Solo che il risultato non arriva.
Questo capitolo vive e respira nei dettagli.
Luffy scaccia il tentacolo con un calcio, con quella nonchalance disarmante che appartiene solo a chi non ha mai capito — e non capirà mai — che certe cose dovrebbero fare paura. Loki si irrigidisce non per il dolore ma per il nome pronunciato, Rocks, che in quella bocca suona come una profanazione.
Imu comincia una frase — Come previsto, voi due… — e non riesce a finirla.
Perché Luffy e Loki non aspettano la conclusione. Non funzionano così.
Il Gomu Gomu no Dawn Gatling perfora il corpo d’ombra come si perfora la nebbia: non c’è niente di solido da colpire davvero. Ragnir congela il resto. Per un momento — un momento breve, prezioso, del tipo che Oda concede col contagocce — sembra finita.
Non lo è.
Il corpo d’ombra scompare dal blocco di ghiaccio dall’interno, silenzioso come una candela che si spegne. E a Mary Geoise, nella Stanza dei Fiori, Imu chiama i Cinque Astri con la voce di chi ha già deciso dove andare. Mu lascerà la Terra Sacra per un po’.
Detto con la stessa leggerezza con cui si annuncia una passeggiata.
Il vero peso di quella frase si deposita lentamente, come un’ancora verso il fondale — e quando lo tocca, fa un rumore sordo.
Il capitolo 1178 non è la fine di un incubo.
È il momento in cui l’incubo smette di dormire.
第1178話「醒めてゆく悪夢。」
Samete yuku akumu. — “L’incubo che si dissolve.”
Il kanji centrale è 醒 (same-) — svegliarsi, tornare lucidi, uscire da uno stato alterato. Lo si usa per il risveglio dall’ebbrezza, dalla trance, dall’illusione. Ha dentro di sé l’idea di qualcosa che stava coprendo la realtà e adesso smette di farlo.
悪夢 (akumu) è l’incubo — letteralmente “sogno malvagio”, dove 悪 porta il peso del male intenzionale, non dell’accidentale. E てゆく è la forma progressiva del movimento in allontanamento: non un’azione puntuale, ma un processo in corso, qualcosa che continua a succedere mentre guardi.
L’incubo che sta dissolvendosi, adesso, mentre leggi.
La voce che ci accompagna lungo il percorso non proferisce “l’incubo è finito”.
Scrive il suo dissolversi in tempo reale — e quella sfumatura è tutto. Perché il titolo descrive la percezione dei personaggi — il sollievo, gli incendi spenti, i giganti liberati uno a uno dal tocco di Chopper, Loki e Luffy che parlano accanto a un blocco di ghiaccio come due ragazzi dopo una rissa andata bene.
Per Elbaph, il brutto sogno si sta dissolvendo.
Ma Oda lo firma con la progressività, con quel -te yuku che non chiude, apre.
L’incubo si dissolve per loro.
Per noi lettori, che vediamo l’ultima vignetta, ha appena cambiato forma.
Guardate Luffy — nella sua forma invecchiata, reduce dal Dawn Gatling, che chiede cibo a Loki con la stessa urgenza con cui un assetato vede la fine del deserto. Il pericolo cosmico è appena passato e lui pensa alla pancia. Oppure Loki che lo manda a quel paese, dicendo di andare al villaggio da solo, con quella innata sfiducia da tsundere, del bimbo tradito che non sa ancora cosa significhi avere qualcuno che ti chiede qualcosa senza secondi fini. Chopper e il mistero dei giganti liberati con un tocco — stupito lui per primo, come sempre quando la purezza ottiene ciò che la forza non riesce a sfiorare.
La loro mente vaga già altrove.
Ha funzionato persino su noi spettatori, l’avete notato?
Ogni lettore porta con sé un canone personale — l’accumulo di vent’anni di teorie, riletture, discussioni alle tre di notte con qualcuno che la pensa diversamente. E va bene così. Ognuno vede qualcosa di diverso in quella vignetta finale: c’è chi legge la partenza di Imu come mancanza di potere, chi come escalation pura, chi come la mossa più fredda e calcolata dell’intera saga.
Il vostro affezionatissimo vede un predatore che ha cambiato terreno di caccia.
Il Patto e il suo Doppio
‘Il futuro non è ciò che accadrà, ma ciò che noi faremo accadere‘
– Jorge Luis Borges
Imu conosce una sola lingua: quella del prima e del dopo.
Prima di Rocks D. Xebec c’era un problema che si chiamava Galley-la — oltre cento giganti, alcuni di stirpe antica, costruttori di navi e di mondi, una forza così smisurata che persino Jarul, il più anziano di Elbaph, fatica ancora oggi a spiegarsi come siano stati catturati. Dopo Rocks c’era il silenzio, un’isola dichiarata fuori dai confini raggiungibili, e qualcosa di congelato a Punk Hazard che aspetta tempi migliori senza sapere di aspettare.
Inizialmente prendevo in esame il gigante possessore del frutto mitologico prima di Loki, e non il principe stesso quando prese il mare per vendetta, poiché i Galley-la mandarono la lettera ad Elbaph e ‘scomparvero’ prima ancora che nascesse, Loki ne sente parlare da Xebec stesso, ed era bambino.
Il ‘congelamento’ a Punk Hazard era già avvenuto.
Ma, come vedrete, la traduzione non riporta ‘tanto tempo fa’ oppure ‘decenni orsono’, bensì ‘alcuni anni fa’, e anche il resto delle informazioni rispecchiano perfettamente il personaggio.
Queste prime riflessioni, il sovrano le dice chiaramente ad alta voce.
「数年前だ…巨人族の船が目撃された」 — “Alcuni anni fa… furono avvistate delle navi di giganti.” 「船長は極めて巨大」 — “Il capitano era di statura straordinaria.” 「未確認のまま『世界政府』のみを狙い続けた…」 — “Non identificato, continuava a prendere di mira soltanto il Governo Mondiale…” 「一方時を同じくして…巨大飛行生物の目撃談が…まことしやかに噂されていた…!!」 — “Nello stesso periodo… si diffusero testimonianze di un’immensa creatura volante, che circolavano con insistenza sempre maggiore…!!” 「今合点がいった…」 — “Ora tutto torna.”
Imu lavora così — non distrugge immediatamente, archivia.
Trasforma i problemi in dossier e i dossier in polvere.
Il sovrano del Trono Vuoto conosce tutta la storia, o quasi, infatti oggi non combatte: si limita a testare.
Jarul, due capitoli fa, aveva già aperto questa porta senza saperlo — o forse sapendolo benissimo. Aveva parlato della Banda Galley-la, una forza che ancora oggi non si riesce a spiegare. Partiti da Elbaph, mai tornati. Una lettera inviata a casa, poi il silenzio. Jarul aggiunge che circolano voci: sarebbero congelati da qualche parte. E noi lettori sappiamo dove. A Punk Hazard, in una stanza che i Mugiwara hanno attraversato senza capirne il peso, ci sono giganti fermi in attesa — con tatuaggi sul corpo che rimandano inequivocabilmente ad una certa compagnia. Congelati, non morti.
E già in rapporti con esseri umani a W7. Un accordo? Una prigione? O qualcosa di intermedio — l’archiviazione di un problema che Imu non riteneva ancora urgente?
I Galley-la avvertirono la madre patria a sparirono prima della nascita del principe.
Ragnir appartenne al gigante che combatté con Nika. Ora è di Loki. E Ragnir congela.
Il cerchio è disegnato nella plausibilità. Oda non lo chiude ancora — ma i punti sono tutti lì, visibili a chi ha voglia di contarli.
Dentro questo capitolo poi, il conflitto non è mai solo fisico.
Il Patto Diabolico è la versione raffinata dello stesso principio. Trafigge Luffy e Loki, preleva un frammento di vita, e prova a installare l’odio tra i due come si installa un lucchetto su una porta. Vuole bloccarli. Lo stesso tentativo andato in scena a God Valley con Rocks — trasformarlo contro i suoi, usare la sua stessa forza come arma da rivoltargli addosso. Trentotto anni di storia separano i due episodi e il metodo è identico, parola per parola, gesto per gesto. Imu non ha aggiornato il manuale.
Il problema è che Luffy non è Rocks. E Loki non è Harald.
Luffy scaccia il tentacolo con un calcio e chiede cosa stesse cercando di fare — Loki si irrigidisce al nome di Rocks pronunciato da quella bocca, e in quella reazione c’è tutto il peso di una storia che il principe porta tatuata nell’anima prima ancora che sulla pelle. Rocks non è solo un nome: è il confine tra il mondo che Harald sognava e il mondo che Imu ha costruito sopra quel sogno. Sentirlo pronunciare da Imu come monito, come precedente glorioso da replicare, è un’offesa di quelle che non si archiviano.
Prima che finisca la frase — come previsto, voi due… — i due già attaccano.
Vale la pena fermarsi su quel pensiero interrotto. Imu stava per dire qualcosa, e non lo dirà mai ad alta voce, ma la logica interna del capitolo la articola lo stesso: come previsto, voi due siete immuni. Il Domi Reversi non attecchisce né su Luffy né su Loki — e l’eminenza grigia lo sapeva, o almeno lo sospettava.
Stava verificando un’ipotesi, non eseguendo un attacco. La differenza è abissale.
Risulta naturale anche la possilità ‘Voi due appartenete a…’ – di clan, facioni, razze contrarie a sovrano, il murale di Adam ne è pieno.
Su Luffy la questione è meno oscura: Joy Boy, Nika, il frutto che aspetta ottocento anni chi ne sia degno — la letteratura narrativa del manga ha costruito con pazienza certosina l’idea che certi poteri mitologici abbiano una volontà propria, che scelgano, che resistano. Su Loki l’immunità è più sottile e più interessante. Il principe di Elbaph è il personaggio più deliberatamente incompreso dell’arco — tsundere nell’accezione più tragicomica (ma nobile) del termine, un guerriero che si è costruito un’armatura di violenza e cinismo sopra una ferita che nessuno ha mai visto davvero.
Eppure il motore di tutta la sua esistenza è rimasto intatto, cristallizzato attorno alla memoria di Ilda — la donna che gli ha insegnato cos’è la gentilezza mentre il mondo lo trattava come un errore — e attorno al sacrificio di aver ucciso suo padre per salvare Elbaph da qualcosa di peggio della morte. Due atti d’amore assoluto travestiti da violenza.
Imu, che trasforma l’affetto in arma, si trova davanti a qualcuno che ha già consumato quel processo e ne è uscito dall’altra parte.
Puro shonen distillato.
Il Domi Reversi funziona perché fa leva sull’amore — lo inverte, lo corrompe, lo usa contro chi lo prova. Contro chi ha già attraversato il fuoco di quello stesso meccanismo e ha scelto comunque, cosa rimane da capovolgere?
Regge, regge meravigliosamente.
Oppure…
Rimane la domanda più lieve, quella che Oda lascia aperta con la precisione di chi sa che certe risposte valgono di più senza una spiegazione: la differenza sta nel sangue?
Nei frutti mitologici, antichi nemici di un potere altrettanto antico, che riconoscono la propria controparte e la rifiutano?
O — e questa è la possibilità che brucia di più, quella che farebbe gridare di gioia chiunque segua il manga da almeno vent’anni — i frutti hanno trovato, dopo otto secoli di attesa, esattamente l’indole giusta? La volontà del frutto che riconosce la volontà del portatore e li sancisce, insieme, impermeabili a ciò che ha distrutto tutto il resto?
Riflettiamo un istante, io e voi, insieme.
Non stiamo parlando di Dory e Brogy, bensì di Luffy e Loki.
Cosa li distingue da Harald e Xebec? Nessuno di loro aveva il corrispettivo frutto mitologico. Ma vorrei esser trasparente su questo punto, parlo per gusto personale, per quanto il fattore ‘Wow’ sussiste in entrambi i casi, ve ne fornisco argomentazione:
- Se fosse il coraggio e la purezza dell’indole: potrei venire meno. Il percorso dell’eroe al sapor orientale, la capacità di poter combattere il male puro con una volontà d’acciaio, iperbole persa tra miti Greci e le ellissi emotive della letteratura eroica più colta. La minimale, inarrestabile capacità di guardare il buio e, con forte inflessione trasteverina, dirgli sorridendo ‘Viecce’.
Non innovativo al 100%, ma meraviglioso nell’utilizzo dell’archetipo. - E… se così non fosse. Qualora fossero ‘schermati’ dai frutti, no, questa volta non sarebbe plot armor. E vi spiego perché.
Loki e Luffy sono ritenuti ‘degni’, da parte di Divinità che scartano milioni di persone in centinaia di secoli: sono già intrinsecamente unici proprio per questo – sono straordinari.
Se esiste un’altra motivazione, eccellente, quando il sensei ci stupisce è la parte migliore della stesura di One Piece.
Quel come previsto di Imu non è rassegnazione. È qualcosa di più freddo — la conferma di un calcolo fatto da tempo, l’aggiornamento di un dossier che evidentemente prevedeva anche questa voce. Imu sapeva. E nonostante sapesse, ha tentato lo stesso.
Per escludere opzioni. Solo per mettere un’altra croce su un altro nome.
Ma quei due teppisti – il pirata con il sorriso idiota e il principe gigante con gli occhi pieni di rabbia – non avranno nessuna intenzione di lasciarglielo fare.
Non questa volta.
Al Cuor si Comanda
‘L’essenziale è invisibile agli occhi’
– Antoine de Saint-Exupéry
C’è una scena in questo capitolo che pesa in silenzio, sepolta sotto la spettacolarità dello scontro con Imu e la leggerezza di Luffy che chiede da mangiare a un drago. Saul si ferma davanti alla Biblioteca del Gufo e non trova niente.
「内部は間違いなく一度燃えた…が…燃えた本の欠片も本棚が空っぽすらない」 — “L’interno è stato sicuramente bruciato una volta… però… non c’è traccia di frammenti di libri bruciati, e gli scaffali non sono nemmeno vuoti.”
Gli scaffali non sono vuoti. I libri non ci sono, ma non perché siano stati distrutti. Biblo — il gufo bibliotecario, custode centenario, portatore dell’育育の実 (Iku Iku no Mi, Frutto del Germoglio) — è sparito. Con lui, ogni volume che Saul aveva salvato da Ohara, ogni pagina che Robin aveva toccato con le dita tremanti.
Qualcuno è arrivato prima del fuoco.
La domanda più naturale — dove sono ora? — ha una risposta (sinceramente, una speranza) speculativa che vale la pena formulare con cautela, perché Oda raramente pianta un mistero senza aver già deciso, appunto, dove cresce. L’Albero di Adam a Elbaph è la struttura più antica e più stratificata dell’isola: ha un Mondo del Sole dove vivono i giganti, un Mondo degli Inferi dove Loki era incatenato, e una sommità — il Mondo del Paradiso— di cui non si sa quasi nulla. Nessuna vignetta lo ha mai mostrato dall’interno. Biblo è un gufo centenario con il potere di far crescere ciò che entra nel suo territorio — e l’Albero di Adam è, letteralmente, il luogo più alto e più remoto del Warland. Se c’è un posto al mondo in cui nascondere una biblioteca che Imu voleva cancellare, quello è la cima di un albero che nessuno ha ancora guardato da vicino. Sia chiaro: è speculazione pura. Ma è il tipo di speculazione che Oda furbamente incita, seminando dettagli che si incastrano troppo bene per essere casuali.
Lasciamo decantare. Ci sono domande che meritano quantomeno dettagli prima di essere esaminate, e questa è una di quelle.
Sul fronte opposto del capitolo, mentre la situazione si normalizza con la velocità sorniona riservata ai momenti di transizione, il corpo di Sommers si ricompone. E nel petto (o nel cranio stesso? Sequenza più ambigua non si poteva creare) ricomposto c’è qualcosa che non è carne. Un cuore meccanico — tre vignette, nessuna spiegazione, non il minimo indizio. I miei sensi di ragno vibrano.
La prima lettura — quella più pigra — collegherebbe il cuore meccanico al Patto Diabolico di Imu, alla catena di immortalità che tiene in piedi i Cavalieri Sacri come marionette con la corda ben tesa. Una lettura non sbagliata, ma insufficiente. Si ritorna ad Arthur C. Clarke, e il confine tra tecnologico e magico si fa labile. Sommers è diverso. Parliamo di colui che ha terrorizzato Robin, ha usato i bambini come scudi umani, bruciato la scuola con la placidità di chi invia una mail. Prassi scritta con il sangue. Il ‘Bianconiglio Shonen’ non disegna tre vignette su un cuore meccanico per dire “anche lui è immortale come gli altri”. Lo disegna perché quel cuore ha una storia diversa.
La tecnologia del Regno Antico è la parentesi che si apre, vasta e per ora senza soffitto. Vegapunk — che di tecnologia antica se ne intendeva più di chiunque altro in questo manga — non era riuscito a replicare ciò che i costruttori del Secolo Vuoto avevano già perfezionato. Franky ha trasformato il suo corpo con la scienza del presente; Sommers potrebbe portare nel petto qualcosa di molto più antico.
Imu ha usato sistemi di evocazione oltre i poteri di un normale frutto.
I pentacoli che usa sono multifunzione, riescono ad evocare tomi…

… dai quali, a loro volta, evoca armi.

Per non parlare del fatto che le lettere nei pentacoli sembrano più codici che rune soprannaturali.

Esiste un potere senza limiti? Oppure, Imu ha sia capacità al pari di Nika, sommate ad una parte delle conoscenze del Regno Antico?
Se la seconda ipotesi fosse verificabile, richiamerebbe lo stesso leitmotiv del capitolo e l’incubo nel suo risveglio come presa di coscienza, visto che si è persino mosso da Mary Geoise.
Le speculazioni, per ora, le lasciamo qui.
Poi c’è Loki. E i giganti che cominciano, goffamente, a fare i conti con chi è davvero.
「ロキがハラル王を粒して帰って来なかった…そいつはいつも逃避だ!!」 — “Loki ha ucciso il re Harald e non è mai tornato — quel tizio se la squaglia sempre!!” La voce è quella di un gigante del villaggio, e in quella frase c’è tutta la distanza tra la storia ufficiale e la verità che il nobile ha portato da solo per decenni.
I giganti non sanno.
Si sono scusati. In parte. A metà.
Con quella reticenza di chi cede alla ragione ma non ancora al cuore. E qui bisogna fermarsi, perché quella scusa parziale è, in realtà, una risposta quasi onesta che potevano dare — perché non sanno.
Non hanno visto la Regina Estrilda indicare suo figlio come abominio davanti alla corte, gettandolo nel vuoto come rito purificatore. Non hanno sentito Loki bambino tornare a palazzo in cerca di calore e ricevere una condanna. Non sanno delle lacrime versate per Ilda, della scelta deliberata di addossarsi le colpe del padre Harald per proteggere quella pace — una pace che lui stesso ha pagato con anni di catene e disprezzo, suggellata dagli insulti di un popolo che non vedeva oltre la propria rabbia.
Hajrudin si è scusato sapendo solo una parte. Il resto è sepolto.
Loki, ovviamente, non lo dirà. Continuerà a essere irritante, irriverente, a mandare Rufy a procurarsi il cibo da solo con la nonchalance di chi non ha bisogno di niente e di nessuno. Come se gli insulti ricevuti scivolassero via — ma scivolano via davvero?
Col piffero, aggiunge il vostro affezionatissimo.
Quello che si profila è un ribaltamento del classico bildungsroman dell’eroe: non è Loki che deve guadagnarsi il suo popolo. È il popolo che dovrà meritarsi il suo re — scoprire pezzo per pezzo la verità di un uomo che ha protetto la loro pace portandone il peso da solo, in silenzio, con una maschera d’arroganza cucita sopra una ferita che non ha mai smesso di sanguinare.
Il cammino dell’eroe, questa volta, lo devono percorrere anche gli altri.
E Loki guarderà dall’altra parte, come sempre, fingendo di non aspettarsi niente.
Ma forse, sorridendo spudoratamente come quando portava le provviste a Ilda.
Come si fa a non essere romantici, con One Piece?
Imucrazia
‘Nulla è più terribile di un Dio che ha imparato a conoscere gli uomini.‘
– Elias Canetti
C’è qualcosa di inquietante in un’entità che non impara perché non ha mai avuto bisogno di farlo.
Il 1178 parte in sordina per poi porci davanti a una svolta completamente inaspettata.
「ムは…”聖地”を少しの間…離れる」 — “Mu lascerà… la ‘Terra Sacra’ per un po’.”
Poche parole. Il tipo di frase che nelle epopee arriva senza preavviso e cambia il peso di tutto quello che è venuto prima. Imu non ha mai lasciato Mary Geoise — o almeno, non ce lo ha mai mostrato Oda in ottocento anni di storia in-world. La Stanza dei Fiori è il suo centro di gravità, il luogo da cui il mondo viene governato in silenzio, il trono vuoto che nessuno vede ma che tutti servono. Abbandonarlo, anche temporaneamente, significa che qualcosa fuori da quelle mura vale il rischio dell’esposizione.
Non ha ingaggiato le due divinità a Elbaph con l’intento di liberarsene, ma per sondare, perché forse… gli servono. Il fattore scatenante — in quasi un millennio — è la manifestazione di Nika: il Sovrano di Mary Geoise riprende le redini del comando. Partiamo dall’inizio. Non dall’inizio della storia — dall’inizio di Imu.
Quello che ha costruito in ottocento anni si chiama governo — ma teologia.
Il nome stesso è una sentenza. Nerona — le cui sillabe in giapponese, combinate, formano il kanji 神, kami, dio. Oda non gioca con la fonetica per caso. E il libro che Ivankov usa per ricostruire l’identità di Imu si chiama Genesi — primo libro della Bibbia ebraica e cristiana, il testo della creazione del mondo. I Cinque Astri trattano Imu come il Creatore. La gerarchia è lì, scritta in filigrana: i Santi, i Cavalieri di Dio come angeli esecutori, e sopra tutto il Creatore. Otto secoli di teologia del potere condensati in una struttura che il manga ha seminato con pazienza e che adesso comincia a raccogliere.
E lui ne è il sommo sacerdote e il dio insieme. L’immortalità, secondo Ivankov, potrebbe arrivare dall’Ope Ope no Mi (オペオペの実) e dall’Operazione Giovinezza Eterna: se così fosse, qualcuno, ottocento anni fa, ha pagato con la propria vita per far sì che il sovrano (sempre se lo fu, dettaglio non da poco) non morisse mai. Il che significa che da otto secoli c’è qualcuno che non ha pagato il conto di quella decisione — e si chiama storia.
Stabilita la cornice, occupiamoci del comportamento. Perché il modo in cui Imu si muove — da sempre, non solo adesso — racconta più delle sue parole.
Cinquantasei anni fa, durante il Reverie di quell’anno, Rocks D. Xebec fa qualcosa che non era mai accaduto prima e che solo Sabo è riuscito quasi ad eguagliare: raggiunge la Stanza dei Fiori (花の間, Hana no Ma), la camera più segreta e inviolabile del Castello Pangea, e si siede sul pavimento davanti al padrone del mondo.
Non lo attacca — sa che non può. Imu lo sa altrettanto. I due si misurano con gli occhi in un equilibrio precario, come due predatori che si riconoscono reciprocamente senza volerlo ammettere. Rocks poi dice una cosa che fa incrinare quella calma glaciale: si dichiara ammiratore di Davy Jones, e afferma che quest’ultimo è stato il vero e legittimo Re del Mondo. La reazione di Imu è immediata e rivelatrice — nega con violenza, afferma che Jones non è stato re nemmeno per un momento, che lui e Joy Boy non torneranno mai finché la famiglia Davy sarà sterminata. La parola chiave è “sterminata”. Non sconfitta. Non imprigionata. Cancellata dalla storia biologica del mondo. È la stessa logica con cui in seguito viene rasa al suolo Lulucia (ルルシア王国): non castigo, non strategia — pulizia. Imu non punisce, Imu annichilisce.
Quello scambio rivela qualcosa di fondamentale sul funzionamento psicologico di questo personaggio. Non ha paura dei pirati. Ha paura dei nomi. Davy Jones lo disturba non per quello che era — un pirata, forse anche lui caduto — ma per quello che rappresenta: una narrazione alternativa alla sua, una versione della storia in cui il trono non appartiene alla famiglia Nerona ma a qualcun altro. Xebec lo sa, e lo usa come coltello. Imu gliene porta via il nome: nell’enciclopedia del Governo Mondiale, Rocks D. Xebec non esiste. Nessuno che frequenti la storia ufficiale sa chi fosse. Nemmeno i grand’ammiragli, gente messa a portare la croce come le purificazioni, e illusi siano necessarie per proteggere il mondo (non perfettamente canonico, solo una mia visione delle cose) — e ora i lettori. Cancellare il nome è la risposta di Imu alle narrazioni che non controlla: le rende incomprensibili.
Esiste un unico filo conduttore: il sovrano aspettava determinati eventi. La manifestazione di Nika — quella di Nidhogg (ricordate? ‘ecco dov’eri!‘).
Il recupero del fuoco sacro attraverso il surrogato di Vegapunk.
E la neutralizzazione delle minacce reali — Shanks, Silvers, Gaban.
Visto gli scoppi d’ira psicotica che accompagnano regolarmente il solo nominare i Poneglyph, se sapesse dove sta l’isola l’avrebbe rasa al suolo (a meno che non ci sia in essa qualcosa che gli serve).
La chiave sta nel fatto che Imu è immortale, non invincibile.
Che fai allora?
Decreti guerra ai pirati, vieti la lettura della storia, rendi le D vuote.
Sono gli umani a temere il tempo, ‘Colui che è’ ragiona in termini di secoli.
Lo stesso meccanismo si ripete vent’anni fa, con la lettera di Lili. Nefertari D. Lili (ネフェルタリ・D・リリ) — la regina di Arabasta che era tra i Venti Re fondatori e che scelse di non diventare un Drago Celeste, di tornare dal suo popolo — aveva capito qualcosa sul Secolo Vuoto che non doveva essere capito. Cobra lo chiede a Imu direttamente: cosa conteneva quella lettera? La risposta è una lama. Cobra muore per una domanda. Imu non risponde a domande che mettono in discussione la propria narrazione — le chiude. Ma c’era un problema: Sabo ha sentito tutto. Ed è scappato. Quell’imprevisto — quella singola variabile che il ‘Dio’non ha controllato — è la crepa da cui è partito tutto quello che viene dopo.
Perché Imu, fino a quel momento, aveva sempre operato dall’interno. Non si muoveva. La Stanza dei Fiori era il centro immobile attorno a cui ruotava il mondo. I Cavalieri Sacri agivano su suo ordine, i Cinque Astri di Saggezza (五老星, Gorōsei) erano il suo braccio esecutivo, Mother Flame era la sua artiglieria a distanza. Non aveva bisogno di uscire — il mondo veniva da lui. Poi arriva l’arco di Elbaph, e qualcosa cambia.
Il 1178 termina con una scena in apparenza breve — tre righe di dialogo — ma che pesa quanto un arcipelago intero. Imu, tornato nella Stanza dei Fiori, apre il Den Den Mushi e dice ai Cinque Astri: “Mu lascerà… la Terra Santa per un po’.” È la prima volta.
In ottocento anni, almeno per quanto narrato, il padrone del mondo annuncia che uscirà dal suo palazzo. Non manda qualcuno — va.
Questo non è un dettaglio logistico.
Ma un cambio di paradigma (graditissimo, peraltro).
La domanda che rimane aperta — la più interessante di tutte — è perché adesso. Elbaph ha fallito: il Domi Reversi (ドミ・レベルシ) non ha sortito effetto né su Rufy né su Loki. Il “Patto Diabolico”, quella tecnica con cui Imu aveva trasformato Xebec in uno strumento contro la propria famiglia a God Valley, si è scontrato con due volontà che non si possono rovesciare — Nika e il principe di Elbaph, due nature che per ragioni diverse sembrano immuni alla sopraffazione psicologica. Imu lo dice esplicitamente, e quella frase troncata — “come previsto, voi due…” — è la cosa più sinistra del capitolo.
Imu stava aspettando che non funzionasse.
Stava verificando qualcosa.
E adesso che ha la risposta, si muove.
La questione è: dove? Le opzioni che il canone lascia aperte non sono molte, ma dense. Poniamo caso sappia dove si trova Laugh Tale — o almeno sa perché esiste, avendo vissuto il Secolo Vuoto. Sa che Joy Boy ha lasciato qualcosa lì dentro, e che Roger l’ha trovato e ha riso. Sa che Rufy è Joy Boy — lo ha sentito nell’Haki, a Wano, quando ha urlato di dolore riconoscendolo. Sa che la storia che ha riscritto sta per essere riscritta di nuovo, e che questa volta non basterà cancellare un nome.
Bisogna cancellare un’idea.
E le idee, a differenza dei nomi, non stanno ferme in un libro che si può bruciare.
C’è un dettaglio che vale la pena considerare prima di chiudere: il fatto che Imu si muova dopo aver incontrato Rufy e Loki, dopo aver scoperto che il Domi Reversi non funziona su di loro, e dopo che la situazione a Elbaph si è normalizzata — non è una ritirata.
‘Colui che è’ non conosce la ritirata, non nei termini in cui la conosce un essere umano normale.
Quella partenza è una scelta strategica di chi ha già calcolato il passo successivo. La stessa persona che ottocento anni fa ha costruito un sistema così impermeabile che ci sono voluti una donna che ha disperso i Poneglyph (ポーネグリフ) per il mondo intero, un pirata chiamato Joy Boy, e altri ottocento anni perché qualcuno riuscisse a mettere in discussione anche solo marginalmente il suo controllo — quella persona non lascia la propria fortezza per impulso.
Lascia la fortezza perché sa dove deve andare. E noi, per ora, no.
Sta per arrivare l’ora più buia?
Detto ciò, vi consiglio come sempre il video del Re, analisi filologica, rigore canonico e… Luffy che si colpisce da solo come i bambini.
Cosa chiedere di più?
Samete Yuku
Spero di avervi intrattenuti, spinti a ragionare e riflettere.
Lo dico con franchezza, a volte mi chiedo se sia il dolore a sostenere Imu.
Loki e Teach non sono forse due (splendidi) antieroi?
Il 1178 è un capitolo che respira piano, come chi ha appena capito qualcosa di importante e non ha ancora deciso se dirlo ad alta voce. Imu non ha perso — ha aggiornato il dossier. Ha messo una croce su un nome, ha aperto una porta, e adesso cammina verso qualcosa che solo lui conosce.
Nel frattempo Elbaph si risveglia, Loki manda Rufy a procurarsi il cibo da solo, Chopper guarisce senza capire perché, e l’atmosfera cambia.
Per tutti loro, samete yuku — è stato un brutto sogno.
In realtà si sta solo ritirando nell’ombra, leccandosi le ferite.
Nell’ultima vignetta, qualcuno sta ancora spostando i pezzi sulla scacchiera.
E non ha nessuna intenzione di smettere.
Godiamoci il viaggio, genti
‘And the whole world has to answer right now
Just to tell you once again
Who’s bad?’– Michael Jackson, Bad