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One Piece 1051: il filo rosso del destino, ferire la Luna

by Cenere
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Non ho mai riso tanto come quel giorno… Non ho mai pianto tanto come quella notte… E non mi sono mai ubriacato tanto.’

Silvers Rayleigh

Questa volta la citazione in apertura è interna all’opera.

Un tributo obbligato.

Credo sia esattamente in linea con le emozioni che abbiamo provato tutti leggendo il 1051. Il capitolo 1051. O meglio…

La ricostruzione, filologicamente correttissima, di un momento transizionale della cultura di un intero popolo. Ma, vista dalla prospettiva del calligrafismo nostalgico di uno scrittore di razza: Eiichirō Oda.

Una vera e propria esperienza narrativa: nella sua bellezza melanconica.

Dopo quasi 25 benedettissimi anni il sensei ci tratta come dei bimbi, portandoci per la manina esattamente dove vuole, e… chiedendoci solo fiducia: ci mostra ancora la magia, nascondendo il prestigio. È un senso della Fabula che rasenta il sublime, sfumature cromatiche di emozioni, mischia con disinvoltura l’allegria più sfrenata alla tristezza e, perché no, anche ad un certo dolore. E quando arriva si fa sentire: ma dolce come argento.

Leggendo questo capitolo: ho pianto.

Non mi vergogno minimamente a dirlo. Mi sono trattenuto a stenti per O-Tama, arrivati alla scena di Momonosuke… mi stavo stringendo la base del naso, vicino gli occhi, cercando di frenare delle risate fragorose: accorgendomi solo allora di avere iniziato a versare lacrime.

Da venerdì, nella community, è iniziato un peculiare fenomeno di calma sismica. Fenomeno studiato e riconosciuto nella comunità scientifica come: pianto collettivo dei Nerd.

Aprendo Instagram ho visto una storia di The Merluzz (con tanto di pic in lacrime) che recitava: ‘Oda, dopo vent’anni sei ancora capace di ridurmi così‘.

O, anche, leggenda vuole che lo stesso Stefano Il Mala traducesse e piangesse, piangesse e traducesse. Amici di varie realtà italiane che mi mandavano vocali tipo: ‘ma, hai (sigh) letto quel (sigh, sigh) cavolo di (sigh, sigh!) capitolo? Io? No no, e chi piange?’. Un piccolo finimondo.

Il filo rosso del destino? Il filo rosso dei Nerd, semmai.

Traslando la nota leggenda giapponese (l’eterno legame fra due innamorati), venerdì abbiamo visto il meglio della community: quella bella, diamine. Mi è tornata in mente la mia migliore amica (Francesca) che, storcendo il naso tanti anni fa, mi disse: ‘Te? TE che non leggi One Piece!? Qui bisogna correre ai ripari‘. Grazie Francè, e grazie a te, Oda sensei.

Capitoli come questo fanno dimenticare tanta attesa, teorie al limite del delirio di loschi figuri, la tossicità di certa utenza che si insulta per un cuoco ed uno spadaccino.

Che poi, piedi per terra. Noi siamo come i pirati, lo sanno tutti: i pirati non piangono. Siamo adulti, piangere per dei fumetti? Ci congediamo dalle emozioni come veri uomini, non versiamo neanche una lacrima. Venerdì siamo stati un po’ tutti dei pirati, ma… nella fattispecie l’equipaggio della Oro Jackson nel capitolo 968. Poco prima che Roger sciogliesse la ciurma. Abbiamo brindato, festeggiato. Riso di cuore. Poi, come la ciurma del Re dei pirati, non versiamo mai lacrime. Mai.

Ora, chiarito che nessuno si è commosso, partiamo con l’analisi del capitolo, datemi solo un istante, non sono lacrime, mi è solo finito One Piece in un occhio…

Piacere di conoscervi!

Yamato

Mi sfrego le mani in modo lievemente sadico. Sono felice, diamine. Ho letteralmente esultato.

Mh. No. Non rende, riformulo.

La mia erezione ha avuto un’erezione.

Oh, ci siamo. Esempi di onestà intellettuale? Guardate pure:

10 Aprile, uno dei miei innumerevoli post a favore di Yamato. La bottiglia l’ho stappata poi? Sappiate solo una cosa: venerdì, all’ora di pranzo, sono arrivato a tavola volando.

Visto il target di riferimento (come fascia di età), e i classici stilemi shonen, riporto le motivazioni basilari, per le quali Oda non poteva trasmettere due messaggi orribili:

  • le colpe dei padri ricadono sui figli
  • per quanto tu possa sperare, per quanto ti possa impegnare: non realizzerai mai i tuoi sogni

Seriamente? In uno shonen? Qui si parla solo di gusti. Il capitolo è una piccola oasi, uno dei rarissimi esempi che mette d’accordo tutta la community. Quindi basta. Non pensate a cosa Yamato possa togliere alla ciurma, pensate a cosa possa dare a quest’ultima. Per ‘Yamato in ciurma’ ci sono state tre distinte fasi:

  • entusiasmo, curiosità verso il nuovo personaggio
  • ondata di felicità del fandom, ben lieto di averla fra i Mugi
  • totale marcia indietro di una parte dei lettori… una volta realizzata la vera potenza della signorina in questione: intravede il relativo rischio di alterare gerarchie storiche della ciurma

Suvvia. Semmai… Yamato possiede tutti i tratti del pattern di ingresso nella ciurma:

  • tragedia personale
  • unicità: Zoan mitologico, prima donna con il ‘Re conquistatore’, guerriera. Fa tanto Joy Boy con in ciurma: un rappresentante per ogni specie/paese-chiave
  • un sogno (chi pensa che Yamato creda veramente di essere Oden, o sia confusa sulla sua sessualità, ha preso un granchio)
  • affinità, trasuda ‘mugiwarità’ da tutti i pori: voglia di libertà, intolleranza ai soprusi
  • un ruolo, può alleviare il carico di Nami (famole ‘na statua) e divenire colei che redige il diario di bordo, come fece Oden, si, ma della sua avventura: con la sua ciurma

Yami una Mugi? Si, assolutamente si. Da scrittore e creator devo essere equidistante direte: si, ma posso tranquillamente esprimere il mio personale gusto estetico dell’opera, le mie idee. Il mio pensiero va a coloro che… non vogliono Yamato per paura che il loro beniamino sia meno figo. Non capendo quanto sia poetica e determinante la nobile guerriera in ciurma.

Quindi non userò turpiloquio, né darò sfoggio di volgare gesta di acredine. Non cederò all’inverecondia. Citerò un gentiluomo: noto per la sua temperanza e buone maniere.

Per i fan tossici, coloro che trovano strano che una donna abbia pari diritti, la possibilità di essere protagonista.

Sono nato senza dita medie a sufficienza

Marilyn Manson

Essendo conscio di soffrire di certa elefantiasi letteraria alla Stephen King, mi limito. Osserverò solo che Robin è l’unica ad essere deliziata (ha un cuore nel baloon).

Robin sa.

Sa perfettamente cosa significhi autoinvitarsi nei Mugi. Se le catene della bambina demoniaca erano psicologiche: la principessa demone le aveva letteralmente ai polsi.

Il terrore… appartiene al passato!

Momonosuke

Libero. Sono graffiti primordiali di speranza, arabeschi del destino. Le parole più belle nel bagaglio culturale umano.

Abile ma schivo.

Se vivacità di ingegno e paraculismo possono essere abbinati in una stessa personalità, quella corrisponde perfettamente a Oda sensei. Vecchio cuore. Per descrivere gli eventi o indicare la risposta emotiva appropriata, per stupirci, cosa fa uno scrittore? Crea un sistema mentale di assi cartesiani di riferimento. Speranza. Fiducia. Onore.

Sono i temi portanti degli eventi in divenire degli ultimi 15 capitoli. Quel che fanno O-Tama, Yamato e Momo in questo capitolo è: esercitare il libero arbitrio.

O-Tama è… monolitica.

Non devi essere costretta, mi piaci così, non come una schiava, ti vedo come una mamma… vuoi rimanere con me?’

E la terra trema.

Quando Oda vuole farti piangere: ti fa piangere.

Uniamo la scelta di Yamato, una guerriera ferita, con le emozioni in frantumi. Yamato sono gli Slayer che (con la loro potenza sovrumana) suonano dolcemente I Wish You Were Here dei Pink Floyd: tanto l’impatto ti spezza l’anima.

E questa parentesi stilistica ci introduce la riflessione finale…

Assistiamo dunque alla nascita di Kozuki Momonosuke, colui che in futuro…

Narratore Onnisciente

Le bambole Kokeshi. Gli oggettivi motivi della chiusura di Wano. Il regno perduto.

Tutto rilevante, tutto connesso: al momento sogni proibiti e teorie. Speranze.

Potremmo illazionare per ore, e senza fatti certi, rimarrebbero supposizioni. In particolare, per il regno antico, ci sono delle possibilità molto, ma molto, concrete: parlando proprio di Wano.

Ma. È mio compito fare diverse tipologie di riflessioni. Spostare l’attenzione su concetti generali.

La Luna.

Oh Luna, che non conosci l’alba! Che il tuo desiderio si avveri! In una notte di luna piena maturata in 20 anni, nove ombre verranno proiettate… così che possa finalmente giungere il giorno…

Toki-sama

E tu conoscerai l’alba abbagliante!”

La Luna, come figura retorica, ricopre una profonda simbologia in One Piece. Dal Warth fatato, sfiorando l’antico regno, arrivando fino al significato dei pirati Nox. Tutto, tutto quanto riconduce all’alba del Mondo. Una nuova era.

La mia riflessione in questa analisi si rivolge al mondo esterno a Wano. E… i pensieri potrebbero essere innumerevoli. Im-sama, le luci da spegnere, un frutto che forse ha deciso scientemente di sfuggire al GM: per la bellezza di 800 anni.

La giustizia, quella vera, si immagina come un solco nel marmo: sempiterna, profonda, una linea netta. In realtà è un elastico, la si allunga a destra e sinistra a seconda delle necessità. Soprattutto in One Piece. Accecante come il Sole, quel Sole che traccia la via per l’uguaglianza fra Luffy e Jimbe, che (Pedro docet) dovrebbe portare l’alba di quella nuova era.

Mi viene automatico paragonare il governo mondiale e i cento anni di vuoto alla luna, tenendo presente che quest’ultima non ha minimamente la nostra mitologia nell’opera.

Il GM quindi Im-sama, per come li conosciamo, non è detto che siano la malvagità, per ora sembrano più simili (non conoscendo la storia reale) ad un custode. Lo Ying e lo Yang, oscurità e luminescenza, e come tale hanno le caratteristiche più tetre della Luna: simbolo di intuizione ma anche di ombra, un astro notturno che amplifica il buio, e attraverso le sue fasi (crescente, piena, calante e nuova) stabilisce la crescita ed il rinnovarsi della società.

Il GM è un satellite irraggiungibile, freddo e distaccato testimone, impietoso, un Dio crudele che (tu sia la Marines o Imperatore) decide il tuo destino. Non ha riscritto la storia, ha nascosto un intero secolo: la Luna non la puoi raggiungere, toccare… figuriamoci ferire.

‘Voglio essere libero

Monkey D. Luffy

Oda sensei ci suggerisce i concetti di scelta e soggettività di Kierkegaard. Perché se in Kaido vediamo la tristezza del concetto di abisso di Nietzsche… Luffy, novello Prometeo, è pronto invece a strappare la conoscenza ai Titani per condividerla con il mondo.

Il vaso di Pandora è Laugh Tale.

Ad ogni modo, qui si spiegherebbe la perdita di ideali di Kaido. Il fraintendimento delle parole di Luffy. Al capitano (come a chiunque) non piace che qualcuno decida del suo destino. È semplice, quelle parole le dice piangendo, dopo la dipartita di Sabo… i più dicono ‘sei un pirata, libero, vai dove vuoi, fai quel che vuoi, che libertà cerchi?’

La stessa che cerca chiunque, direi. Come fai ad essere libero, veramente libero, in un mondo che decide (Sabo, Ace) chi o cosa devi essere? In un mondo che può permettersi di uccidere, umiliare, perseguitare (Nami, Robin…) chi vuole essere felice?

Un mondo dove ti è vietato avere dei sogni?

Quindi voglio essere libero diventa semplicemente ‘non voglio soffrire mai più, voglio che tutti siano liberi, con la pancia piena… quindi vi mando tutto a monte’

A mio parere. E di gentaglia come lui ce n’è in mare. Teach, Kaido… Cacciatori di sogni. Pescatori di stelle.

Chi lo sa.

Forse.

Forse si può ferire, la Luna.

Cenere, La Ciurmaglia di One Piece

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