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Shandora, la “El Dorado” di One Piece

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“Gli dei dal cielo crearono una mitica civiltà qui per noi uomini. Un dono fantastico per portare pace ed armonia ai mortali di quaggiù. E fu El Dorado! La magnifica, splendente. Fu mille anni fa. El Dorado! El Dorado! El Doraaaado!” 

Ok, rimettiamo il DVD “La Strada per El Dorado” nella sua custodia e torniamo a noi! Oggi vi voglio parlare di Shandora e del suo legame con El Dorado, la mitica città d’oro del Nuovo Mondo.

El Dorado, la città d’oro leggendaria

el doradoEl Dorado è il nome che gli scopritori spagnoli davano ad un paese immaginario dell’America Meridionale, che si credeva favolosamente ricco d’oro e di pietre preziose, ma nel corso del tempo questa definizione è diventata sinonimo di ricchezza sconfinata, abbondanza e delizie. In seguito alla scoperta delle Americhe da parte degli europei, la leggenda di questo luogo mitico si rafforzò e si diffuse enormemente.

Ad infiammare l’animo degli esploratori e dei cercatori d’oro contribuivano i ricchissimi bottini che giungevano nei porti europei di ritorno dal Sud America. Gli indigeni americani, infatti, facevano largo uso di monili d’oro e questa loro usanza ingolosiva gli spagnoli, che credettero quindi di essere vicini all’El Dorado.

Uno dei primi esploratori spagnoli che si addentrò all’interno del Sud America fu Juan Ponce de León, nel 1513, che cercò la fonte dell’eterna giovinezza.

henna cortesI celebri conquistadores Hernán Cortés e Francisco Pizarro, rispettivamente conquistatori dell’impero azteco ed inca, si cimentarono nella ricerca della città d’oro. Furono proprio gli echi delle gesta ed i fantastici bottini recapitati nei porti spagnoli a spingere i banchieri Wesler di Amburgo a finanziare campagne di ricerca per la scoperta di El Dorado.

Nel 1525, Sebastiano Caboto fu al comando di una spedizione che aveva come scopo la ricerca del Birù. I suoi sottoposti si addentrarono nell’entroterra del Río de la Plata, giungendo forse ai confini della Bolivia. Al loro ritorno, con loro portarono notizia di una città ricchissima, pavimentata in oro, che loro non erano riusciti a vedere per pochissimo. Chiamarono questa città “Ciudad de los Cesares”. Successivamente l’El Dorado fu cercata nelle profondità della selva amazzonica, ma non fu mai trovata.

El Dorado fu anche il nome che gli Spagnoli dettero al principe Chibcha che veniva unto con olio e cosparso di polvere d’oro e si trasformava quindi in un uomo dorato. Fu El Dorado la calamita che attirò avventurieri, esploratori, aristocratici e che indusse perfino certi banchieri europei a finanziare le migrazioni le quali muovevano alla scoperta del luogo in cui si celava questo uomo dorato.

El Dorado e Shandora, un legame indissolubile

shandoraSiccome Eiichiro Oda, nella realizzazione di One Piece, ha dimostrato di essere estremamente ricettivo nei confronti della storia, dei miti e delle leggende di tutto il mondo, sembra palese che si sia ispirato al mito di El Dorado per caratterizzare la sua citta d’oro di Shandora, e alle culture amerindie per caratterizzare la popolazione degli Shandia, gli indigeni di Jaya.

Infatti, la ricchezza, la tradizione, la bellezza di Shandora deriva direttamente dal mito, mentre per le usanze ed i culti, abbiamo un miscuglio delle culture sud e mesoamericane, basti pensare al serpente Kashi, sacro degli Shandia, che è tratto dal culto azteco di Quetzalcoatl, che significa “Serpente Piumato”.

Le strutture invece sembrano essere una fusione tra le piramidi a gradoni, peculiari delle regioni mesoamericane ed i celebri templi induisti del Prambanan dell’isola di Giava.

Le informazioni sulla cultura e sulle usanze degli Shandia e sull’antica città di Shandora, il nostro Oda sensei ce le fornisce durante il flashback di Wiper, nell’arco narrativo di Skypiea, nel capitolo 286. Oda in queste pagine ci narra la storia di Calgara, il mitico guerriero Shandia, della maledizione che colpì l’isola e dell’arrivo per la prima volta degli stranieri sull’isola, ovvero l’arrivo della nave di Montblanc Noland.

Nelle tavole che riguardano Calgara, vediamo che Oda attinge a piene mani dalla cultura mesoamericana: infatti Calgara è un uomo abbigliato come i guerrieri amerindi, sul corpo porta anche dei tatuaggi rituali come buon auspicio, il tratto distintivo è la sua lunga e fluente capigliatura, che richiama quella del dio Quetzalcoatl.

Nel flashback ci viene mostrata una epidemia, che gli Shandia interpretano come una maledizione lanciata dal loro dio, il serpente sacro Kashi. Per entrare nuovamente nelle grazie del dio, il sacerdote, Pantri, organizza un sacrificio umano. Verrà sacrificata la più bella ragazza del villaggio, Mousse, la figlia di Calgara, che nonostante il grande dolore si dimostra concorde perché sostiene ed e leale nei confronti delle usanze del suo villaggio.

Anche questa pratica viene dalla cultura mesoamericana: infatti, il sacrificio umano era un aspetto importante della cultura e della religione azteca. Gli spagnoli che per primi ebbero contatti con gli Aztechi dicono chiaramente nei propri scritti che il sacrificio umano era largamente praticato in tutta la Mesoamerica. Attualmente, quasi tutti gli studiosi accettano il fatto che i sacrifici fossero praticati all’interno dell’impero azteco, così come in tutta la Mesoamerica precolombiana.

sacrifici umani aztechiA partire dalla fine degli anni settanta, gli scavi delle offerte rinvenute presso il tempio Mayor di Tenochtitlán, la Piramide della Luna di Teotihuacan e altri siti archeologici, hanno fornito prove fisiche di sacrifici avvenuti tra i popoli mesoamericani. Come tutte le altre civiltà precolombiane conosciute, gli Aztechi praticavano il sacrificio umano.

Le fonti esistenti descrivono il modo in cui gli Aztechi sacrificassero uomini durante ognuna delle loro 18 festività, una per ogni mese di 20 giorni.

Una differenza tra la realtà e la finzione è appunto l’epidemia, perché questa volta sono gli stranieri a portare la cura, mentre nella realtà sono stati i conquistadores europei a portare delle malattie nel continente americano.

Nel racconto di Wiper, l’arrivo di Noland apre al mondo la mentalità di Calgara e degli Shandia: infatti, Noland impedisce il sacrificio di Mousse, spiegando che esiste una cura per l’epidemia e che non c’è bisogno di versare sangue.

Grazie all’intervento di Noland, la malattia che stava decimando gli Shandia viene debellata e nasce una grande amicizia tra Calgara e lo straniero.

Dopo qualche tempo, Noland fa ritorno nel suo paese natale, Lvneel con la promessa di fare presto ritorno. Purtroppo, quando Noland fa ritorno a Jaya, la città d’oro di Shandora e parte dell’isola erano sparite, a causa della corrente marina ascensionale denominata Knock-Up Stream.

noland il bugiardoPurtroppo, il re che aveva accompagnato Noland credette che l’esploratore avesse inventato tutto e quindi quando fecero ritorno in patria, condannò a morte Noland, che non cessò mai di difendere la sua scoperta e la verità delle sue parole. Egli divenne, a torto, il bugiardo per antonomasia e la sua storia è stata tramandata di madre in figlio come insegnamento a dire sempre la verità.

Nella realtà abbiamo anche i corrispettivi per le vicende di Noland: infatti, l’esploratore spagnolo Francisco de Orellana, durante la campagna di conquista del Perù affermò di avere trovato la città mitica, ma spedizioni successive non confermarono la scoperta. Più recentemente l’avventuriero svizzero Louis de Rougemont diventò famoso per avere scoperto El Dorado, ma perse tutto a causa della scoperta della sua menzogna.

E qui giungiamo alla fine di questo articolo puramente informativo. Niente teorie, niente misteri. Solo un po’ di storia e collegamenti vari, in vero stile Super Quark! Spero vi sia piaciuto… e alla prossima!

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Shandora, la “El Dorado” di One Piece
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Shandora, la “El Dorado” di One Piece
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Siccome Eiichiro Oda, nella realizzazione di One Piece, ha dimostrato di essere estremamente ricettivo nei confronti della storia, dei miti e delle leggende di tutto il mondo, sembra palese che si sia ispirato al mito di El Dorado per caratterizzare la sua citta d’oro di Shandora, e alle culture amerindie per caratterizzare la popolazione degli Shandia, gli indigeni di Jaya.
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