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One Piece 909: il paese di Wano e Zoro il samurai

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Eiichiro Oda è l’unico autore al mondo in grado di concludere una saga del suo fumetto nel momento esatto in cui quella saga comincia. Il Reverie infatti finisce esattamente nel momento in cui i grandi del mondo iniziano a parlare, dando inizio al consesso mondiale. Bravo Oda!

Quando vedremo come staranno andando le cose a Mary Geoise?
Quando sapremo come è andato a finire l’attacco dei Rivoluzionari?
Ma soprattutto: quando scopriremo chi è davvero Im?

One Piece 909: Wano, il Giappone by Oda

C’è una cosa che non ho MAI sopportato in One Piece, per ciò che riguarda la lettura a capitoli settimanali: l’inizio delle nuove saghe. Non fraintendetemi.
Quando ci approcciamo a una nuova saga di ONE PIECE, abbiamo un numero infinito di possibilità davanti a noi. Non sappiamo a cosa stiamo andando incontro, né quali saranno i risvolti narrativi né le pieghe che il fumetto prenderà.

Tuttavia, se il wordbuilding è senza dubbio uno degli aspetti fondamentali di One Piece, nonché uno dei suoi punti forti, quei 2-3 capitoli iniziali che Oda ci presenta sempre quando la ciurma di Cappello di Paglia arriva da qualche parte, con inevitabili spiegoni di dove si trovano, cosa succede in città, e quali sono i loro usi e costumi, è una mazzata tra le palle, se letta settimana dopo settimana.
All’interno del volume è un’altra questione, ma le introduzioni di isole come Dressrosa, Whole Cake Island, Water Seven, Arabasta e via discorrendo sono un pugno nello stomaco. Tuttavia, per la primissima volta in 20 anni, questa cosa, con Wano, non succede!

Oda ha preparato benissimo il paese dei Samurai. Ce l’ha introdotto lentamente, accennandoci qualcosa nel pretimeskip e raccontandoci tutto quello che dovevamo sapere su questa nazione grazie a Kin’emon, Kanjuro, Momonosuke,  Raizo e i Mink. È stato un lavoro laborioso e certosino, fatto con cura e con tanta pazienza e il risultato ce l’abbiamo sotto agli occhi. Non ci sono spiegoni, non ci sono perdite di tempo. 

Nel capitolo 909 di One Piece ci immergiamo immediatamente nel Giappone feudale con una naturalezza mai vista in nessun altra saga del manga dell’Eiichiro-sensei. Anche già solo la splash page finale, caratterizzata dall’entrata in scena di questo suonatore di shamisen, che al ritmo della tradizionale chitarra giapponese ci apre le porte di quello che è il mondo chiuso per eccellenza del mondo di One Piece vale da solo la lettura del capitolo e il lavoro di preparazione di Oda.

Come fossimo spettatori di un’opera del teatro kabuki, Oda non perde tempo a farci ambientare in un mondo che conosciamo già bene…perché ci proietta subito nell’azione, facendo precipitare gli eventi.

Robin, Usopp e Franky sono a tutti gli effetti degli attori, nonostante recitino una parte che gli si addice benissimo. E poi c’è Zoro, l’unico in grado di non mentire mai, perché l’istinto è verità pura, e da bravo guerriero che segue la via della spada, l’istinto è ciò che lo tiene in vita.

Zoro il ronin e le usanze giapponesi

Come abbiamo detto, il wordlbuilding è uno degli aspetti più apprezzati di ONE PIECE, ed è sicuramente quello che gli ha consentito, in giappone, di avere un successo clamoroso. Benchè Oda affondi le radici del suo fumetto in una concezione tipicamente giappica, personaggi, situazioni, filosofie e ambientazioni sono tipicamente occidentali.

Pertanto, agli occhi di un giapponese, questo contrasto rende ONE PIECE un qualcosa di affascinante perché tutto sommato è un fumetto apparentemente esotico.Questo è il motivo per cui, in Occidente, in linea generale, un manga come Naruto ha avuto un successo strepitoso – ed è più apprezzato di ONE PIECE: per noi occidentali, i samurai e i ninja sono più fighi dei pirati, che ci sembrano “cosa nostra”.

Ecco, con Wano Oda gioca praticamente in casa: eppure la resa di usanze, costumi e tradizioni del Giappone dei Samurai, in queste poche pagine, è già qualcosa di deflagrante. Il processo di Zoro ne è un esempio perfetto. Zoro infatti viene trattato alla stregua di un samurai. Sarà perché ha con sé il tesoro nazionale Shusui, sarà per via del chonmage (ovvero la tipica acconciatura da samurai), ma i magistrati di Wano lo condannano durante un processo ufficiale.

Quelli che vediamo riuniti per il processo di Zoro sono a tutti gli effetti dei samurai. Sono degli Hatamoto, ovvero degli ufficiali che rispondono direttamente allo Shogun, e si occupano di amministrare la giustizia e la sicurezza dei vari distretti cittadini in sua vece. 

Qui, gli hatamoto di Wanokuni hanno stabilito che Zoro è colpevole di aver ucciso degli innocenti e aver trafugato Shushui. Il fatto che lo obblighino al seppuku – e non procedano loro per una condanna per impiccagione o semplice decapitazione – fa di nuovo capire che lo trattano come loro pari.

Come sicuramente sapete, il seppuku (che è il termine preciso e nobile per indicare il rituale di suicidio, conosciuto più volgarmente col termine harakiri) è una pratica artistica vera e propria. La tradizione vuole che il primo samurai ad aver commesso seppuku fu Tametomo del clan dei Minamoto. Siamo nel XII secolo, e dopo aver perso la guerra contro il clan Taira, Tametomo Minamoto non accettò la condanna a morte per decapitazione. Preferì squarciarsi il ventre da solo con la propria spada, conservando il suo onore di guerriero, che cedere al nemico nonostante la sconfitta in battaglia. Da quel momento, la pratica del seppuku divenne la norma per coloro che, pur privati della vittoria, non accettavano il disonore delle armi.

Questo, naturalmente, richiese un vero e proprio rituale, che venne sempre più perfezionato col passare dei secoli, tanto da essere accomunato, vista la simbologia intrinseca dei suoi gesti, alla cerimonia del tè. Non è un caso che il celeberrimo monaco Rikyu, amico e consigliere spirituale di Toyotomi Hideyoshi, fuse la cerimonia del tè con quella del seppuku, quando fu costretto al suicidio rituale.

Questo cerimoniale, se non effettuato in battaglia, prevedeva vestiari, gesti e strumenti ben precisi. Inoltre, se il seppuku non veniva commesso in solitaria, ma davanti ad alcuni testimoni – o nel caso di un seppuku ufficiale come nel caso di Zoro, per preservare l’onore del samurai ed evitargli sofferenze in grado di deformarne i lineamenti del volto, era concesso a un abile spadaccino di fargli da secondo, e provvedere alla decapitazione del suicida pochi attimi dopo lo squarcio del ventre.

Solo che Zoro non solo è innocente, ma si rende conto che davanti a sé ha il vero assassino e con il coltello tanto, ovvero la lama rituale utilizzata per il cerimoniale del Seppuku, fa letteralmente precipitare la situazione, uccidendo l’Hatamoto e scatenando, nei prossimi capitoli, l’ira di Kaido e dello Shogun.

Zoro vs Orochi

È uno scontro praticamente scritto, mi sentirei offeso se Oda non ce lo mostrasse. Chiaramente Orochi si rifà a una ennesima tradizione mitologica tutta giapponese, quel mostro leggendario Yamata no Orochi, che è una sorta di serpentone – drago a otto teste, che reca con sé una spada leggendaria.

Già vedo la splashpage di Zoro che taglia in due Orochi esattamente come Ryuma tagliò in due il Drago in Monsters. E se è pur vero che Oda ci ha già rifilato questa scena a Punk Hazard, è altrettanto vero che a Oda piace autocitarsi – e non a caso in questo capitolo 909 tira fuori Minatomo-san, un tizio che aveva inventato per una SBS nel volume 7 per giustificare una svista grafica del volume 1.

Ad ogni modo: ZORO VS OROCHI. Ci conto tutta la vita. Soprattutto perché se Orochi avesse con sé una spada leggendaria, non sarebbe male se quella spada diventasse di Zoro!

4.9/5 (10)