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L’evoluzione del concetto di “Re dei Pirati”

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re dei pirati

One Piece: un manga che evolve nel tempo

One Piece è da sempre un manga in continua evoluzione. Nata come una storia di pirati, la trama di Eiichiro Oda è mutata costantemente nel corso dei 20 e più anni di serializzazione, inglobando al suo interno idee e concetti che molto si discostano dall’idea originale, spesso anche “pesanti” quali il razzismo, la schiavitù e, ultimamente, anche il complottismo puro e crudo.

Mutando la trama sono mutati anche i personaggi, che sono cresciuti com’è cresciuto il loro padre creatore, il quale iniziò a pubblicare ufficialmente One Piece il 19 Luglio dell’ormai lontano 1997. Ed è proprio su questo concetto di crescita e mutamento che voglio concentrarmi quest’oggi. 

Luffy vs i Quattro Imperatori: diventare il Re dei Pirati

Chi mi conosce lo sa, non sono uno che accondiscende facilmente a scelte poco ponderate e troppo “facili” da parte di Oda. Ci sono momenti in cui preferirei scelte più mature per lo sviluppo della trama, ma l’autore non sono io e soprattutto non sono io il target principale dell’opera One Piece, quindi ho dovuto mutare io stesso il mio approccio: in questo modo sono riuscito nuovamente a godere della lettura di One Piece, che ultimamente non mi risultava piacevole. 

Ad ogni modo, chiusa questa parentesi su di me, veniamo al manga. Ultimamente ho letto parecchi post e commenti, dove veniva analizzata l’uscita di Luffy (per alcuni di cattivo gusto, per altri in linea con il personaggio) riguardante il fatto che, per diventare il re dei pirati, il capitano della ciurma di Cappello di Paglia debba sconfiggere i Quattro Imperatori del Nuovo Mondo

Innanzitutto, per capire questa frase, dobbiamo leggerla nella sua versione originale.

Luffy Hyogoro

世界の海で皇帝って言われる大海賊が4人いて”カイドウ”もその一人だ。おれは海賊王になる男だからそいつら全員倒さなきゃならねェ。
Ci sono quattro grandi pirati che si dice siano gli imperatori del mare del mondo e Kaido è uno di essi. Io sono colui che diventerà il re dei pirati, perciò devo batterli tutti.

La discussione nasce dal paragone fatto con quanto affermò Luffy davanti a Rayleigh non appena sbarcati nell’arcipelago Sabãody.

キミにこの強固な海を支配できるか?
Riuscirai a dominare questo potente mare?

支配なんかしねぇよ
この海で一番自由な奴が海賊王だ!!!
Io non voglio dominare nulla.
In questo mare l’uomo più libero è il re dei pirati!!!

Ora, partiamo dal presupposto che Luffy non aveva ancora affrontato tutta la questione “perdita e separazione dai compagni” e “perdita di Ace”, quindi la sua visione delle cose era molto più infantile e semplicistica rispetto a quella di Luffy attuale, che resta comunque un minorato mentale, ma è cresciuto molto sia dal punto di vista combattivo che psicologico. 

A questo aggiungiamo il fatto che Oda ha sì in mente la destinazione, ma la rotta se la inventa man mano che idea e disegna la sua storia, pertanto è anche giusto che qualcosa si modifichi lungo la strada che ci porta al gran finale. 

Ma capisco che queste giustificazioni non bastino per accontentare chi ha visto in quella frase un grave errore del maestro. Perciò torniamo al mio caro vecchio discorso sul concetto di verità all’interno del mondo di One Piece (di cui avevamo ampiamente discusso in questo articolo →)

Il concetto di verità all’interno di One Piece

Eiichiro Oda è chiaramente l’unico che conosce la verità in quanto autore, ma nella storia di One Piece lui non esiste, se non come voce esterna nei riquadri di narrazione (come mi ha fatto ben notare Sommobuta).

Ogni personaggio in One Piece conosce la propria verità, parla per ciò che è in quel preciso istante, ragiona per ciò che ha costruito, appreso, imparato e vissuto fino a quel momento preciso della storia. E Oda con queste verità, con queste affermazioni, non ha nulla a che fare, benché sia proprio lui a farle dire ai suoi personaggi. 

Nico Robin Poneglyh

Mi spiego meglio, con l’esempio che sempre ben rappresenta questo concetto. Nel capitolo 218, Nico Robin ha una discussione con re Cobra sul Rio Poneglyph, dove lascia intendere che questa fantomatica pietra di cui lei è alla ricerca da quando ha dovuto lasciare Ohara sia un cubo solitario, su cui il regno Antico vi ha inciso la vera storia del mondo. Esattamente 83 capitoli dopo la sua verità viene smentita da un’altra verità: l’enigmatico testo di Roger inciso nella campana d’oro di Shandora. Da quell’incisione, Robin capisce che non esiste un Rio Poneglyph, ma che quest’ultimo è un testo che andrà a comporsi metaforicamente una volta che avrà letto tutte le informazioni incise nei Poneglyph sparsi per il mondo. Tuttavia, nel capitolo 846, il barone Tamago dice che i Poneglyph che raccolgono queste informazioni tanto preziose sono solo nove, pertanto a Robin basterà aver letto questi nove per “trovare” il suo Rio Poneglyph. Sarà finita qui o proseguirà? Vedremo in futuro.

In ogni caso, questo modus agendi si ripete spesso e volentieri all’interno di tutta la storia di One Piece: basti vedere la mini-saga del Levely, con la rivelazione di Im-sama e il conseguente inganno a livello mondiale.

Quindi, torniamo a Luffy e alle sue esternazioni discordanti.

Il Re dei Pirati: una figura idealizzata

Shanks

Per il Luffy pre-Marineford, il re dei pirati era una figura idealizzata. Non sappiamo da chi ne abbia sentito parlare per la prima volta, ma nulla mi vieta di pensare al momento che sia stato proprio Shanks a raccontare al giovane Luffy – un bambino – qualche storia memorabile di quel fantomatico re dei pirati chiamato Gold Roger. Aggiungiamoci anche Garp, che avrà sicuramente fatto di tutto per distruggere l’idea di Roger – benché, sappiamo, i due fossero molto legati – motivando così Luffy nell’idealizzare ancora di più Roger come figura mitologica… ed il gioco è fatto. 

Quante volte l’abbiamo fatto anche noi? Ci fissiamo su qualcosa, ne parliamo fino allo sfinimento finché ci autoconvinciamo che ci è dovuto e che in poco lo otterremo. Poi si intraprende quella strada, pensando di trovare ciò che si cercava proprio nel modo in cui lo si aveva idealizzato. Ed invece ci sono degli ostacoli che ci bloccano, magari facendoci perdere ogni speranza. E allora che si fa? O si lascia perdere per via della delusione o si muta il proprio modo di agire e di pensare per raggiungere il proprio obiettivo, perché alla fine è davvero ciò che si desidera.

Luffy dopo il salto temporale è un ragazzo di 19 anni, che ha testato la forza di ammiragli della Marina, ha visto in azione un Imperatore e la sua ciurma, ma soprattutto ha vissuto sulla propria pelle la morte di una persona che aveva idealizzato come immortale – quel fratello su cui tanto aveva fatto affidamento per via della propria fragilità. Come se non bastasse, ha subito inerme la sconfitta totale per mano di un membro dei Sette Corsari, Bartholomew Orso, che lo ha separato forzatamente dalla sua amata ciurma, a cui successivamente ha chiesto una “pausa” di due anni per poter apprendere ciò che prima di allora non era stato in grado di fare, se non nella primissima parte della Grand Line, ovvero tecniche e abilità per far sì che nessuna delle persone da lui amate morisse nuovamente davanti a lui.

Ora, l’obiettivo è sempre lo stesso: diventare il re dei pirati ed essere l’uomo più libero del mondo. Ma per diventare il re dei pirati bisogna raggiungere Raftel e tra lui e Raftel, oltre la raccolta dei Road Poneglyph, ora ci sono quattro pirati e le rispettive ciurme che, teoricamente, puntano allo stesso obiettivo, per ragioni e motivi diversi. Pertanto, per ciò che ha in testa Luffy, giusto o sbagliato che sia, queste persone vanno battute. Punto. Non ci sono altre storie che reggano.

Lui ha visto la potenza di Baffibianchi a Marineford, ha testato la straordinaria resistenza e violenza di Big Mom a Whole Cake Island, sa quanto Teach, la sua nemesi pirata, si sia fatto strada nel Nuovo Mondo mentre lui si è fermato ad allenarsi, ha avuto un assaggio del potere distruttivo di Kaido e c’è sempre Shanks, quell’amato Shanks che dovrà ritrovare una volta diventato un grande pirata. E se vuole diventare il re dei pirati, per come Luffy intende e ha idealizzato questo titolo, deve sbaragliare tutti coloro che puntano al suo stesso titolo

Quindi, reputo la frase di Luffy detta a Hyogoro coerente con l’evoluzione del personaggio. E potendo fare un collage delle due frasi, si nota ancora meglio che tutto funziona ancora perfettamente. 

Io non voglio dominare nulla. In questo mare l’uomo più libero è il re dei pirati. Tuttavia, ci sono quattro grandi pirati reputati gli imperatori del mare, che possono impedirmi di essere ciò che voglio. E visto che quel titolo deve essere mio, devo batterli per evitare che mi rompano le scatole.

Funziona, non trovate?

La futura evoluzione del titolo di Re dei Pirati

Prima di chiudere, vorrei aggiungere un mio pensiero sul futuro. Abbiamo visto che Luffy ha idealizzato il titolo di re dei pirati con verità personali, frutto delle sue esperienze vissute in questi 19 anni di vita. A mio modo di vedere, questo suo concetto di re dei pirati stona totalmente con la macrotrama che Oda sta raccontando in secondo piano rispetto alla storia della ciurma di Cappello di Paglia. 

Mi spiego meglio. 

Se considerassimo solo il viaggio di Luffy e compagni, ciò che lui crede di ottenere conquistando la Grand Line è in linea con i fatti raccontati. È partito da uno dei quattro mari, ha raccolto dei compagni, ha sconfitto i vari villain che ha incontrato lungo la rotta, si è allenato, è cresciuto, ora sta sconfiggendo i pezzi grossi e alla fine sconfiggerà il boss finale, ottenendo il meritato premio. 

Im one piece

Eppure c’è da considerare il mondo esterno. Ed in questo Oda è stato bravissimo. Con l’introduzione di Im, che di fatto è il re del mondo, e con la trama parallela di Nico Robin, che con Poneglyph, Regno Antico e Secolo Vuoto va ad intrecciarsi proprio con quella di Luffy e probabilmente anche con quella dello stesso Im, c’è in ballo un mutamento totale di ciò che significa e significherà il titolo di re dei pirati, sia per il protagonista che per l’intera opera.

Perciò non stupiamoci se un giorno, in un prossimo futuro, Luffy dirà qualcos’altro che andrà nuovamente a mutare ciò che ha detto in precedenza.

Luffy cresce, cambia e evolve in base a ciò che apprende man mano che la storia prosegue. E quando scoprirà la vera verità che sta dietro a tutto quanto, capirà che quel titolo che tanto aveva idealizzato da piccolo ha un valore ed un peso molto più grande di quanto immaginasse.

5/5 (38)

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L'evoluzione del concetto di "Re dei Pirati" | One Piece Mania
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L'evoluzione del concetto di "Re dei Pirati" | One Piece Mania
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One Piece è da sempre un manga in continua evoluzione. Nata come una storia di pirati, la trama di Eiichiro Oda è mutata costantemente nel corso dei 20 e più anni di serializzazione, inglobando al suo interno idee e concetti che molto si discostano dall’idea originale, spesso anche “pesanti” quali il razzismo, la schiavitù e, ultimamente, anche il complottismo puro e crudo.
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One Piece Mania
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