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King, il “re” del mazzo di Kaido

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Oggi parliamo di King, uno degli uomini più vicini a Kaido

Ora, come ben sottolineato in questo articolo di qualche tempo fa, Oda, per quanto concerne l’arco narrativo di Skypiea, ha attinto a piene mani dall’immaginario delle culture amerindie, Maya, Azteca, Inca, etc., cosa che possiamo riscontrare nell’estetica di certe popolazioni, nei loro usi e costumi, nelle architetture da loro costruite e nelle storie delle quali queste sono state protagoniste..

E lo so che vi sembrerà strano il mio aver fatto questo preambolo per poter parlare di Wano e in particolar modo di King, forse un po’ meno alla luce di questo capitolo 951 che, con la faccenda dell’appartenenza della Superstar a chissà quale razza estinta, ha riportato alla luce, per via delle ali piumate possedute da King, la questione delle isole nel cielo e delle incisioni delle rovine sotterranee nel Vearth Fatato, 

Bene, come rivelatoci nel capitolo 930, al pari delle altre calamità, King ha ingerito uno Zoan Ancestrale, per la precisione un frutto Ryu Ryu modello Pteranodonte.

Diciamo che gli pteranodonti, è più in generale gli pterosauri, a differenza di quanto la cultura di massa creda, per via di semplificazioni adottate in film e racconti di diverso genere, non sono scientificamente dinosauri, termine che invece identifica specificamente gruppi di animali appartenenti agli ordini dei Saurischi e degli Ornitischi, da cui gli pterosauri sono esclusi.

Questi rettili alati, che  apparvero durante il Triassico 215 milioni d’anni fa, e prosperarono per 150 milioni di anni prima di estinguersi alla fine del Cretaceo,  vengono considerati le più grandi creature che abbiamo mai solcato i cieli, i signori incontrastati dei cieli preistorici, i primi organismi vertebrati a sviluppare capacità di volo, molto tempo prima che sulla faccia della terra comparissero uccelli e pipistrelli.

Questo step evolutivo, che ha reso possibile il passaggio dalla terra al cielo, ha comportato ovviamente tutta una serie di adattamenti, tra cui ossa leggere (per via delle pareti sottili della porzione centrale o diafasi) e cave che potessero riempirsi di aria rendendo l’animale stesso più leggero e permettendogli di sollevarsi più facilmente, uno sterno particolarmente sviluppato e caratterizzato da una cresta centrale, detta carena, al quale i muscoli dell’addome, utilizzati per il volo, potessero ancorarsi fortemente, un quarto dito allungato al quale era attaccata la struttura alare principale, ossia il patagio che, costituito da membrane e altre tipologie di tessuti, si estendeva lungo i fianchi dell’animale sino a raggiungerne gli arti inferiori.

Doveroso sottolineare come nel corso del tempo siano stati oggetto di numerosi studi, rallentanti però da testimonianze fossili né tanto ben conservate, né tanto meno complete; e questo perché, per quanto i moderni uccelli si siano sviluppati a partire dai dinosauri dell’ordine dei Saurischi, presentano somiglianze con i nostri pterosauri, per una questione di convergenza evolutiva.

Si parla di convergenza evolutiva nel momento in cui, nell’ambito di due specie diverse in uno stesso ambiente, la pressione evolutiva esercitata dalla selezione naturale porta al manifestarsi di strutture, o più in genere di adattamenti, similari tra loro.

E nella fattispecie si parla di cose già menzionate in precedenza, quali struttura ossea con certe caratteristiche, muscoli fortemente sviluppati in zone specifiche del corpo, o anche – ne faccio menzione, non avendone parlato prima – ossa del cranio fuse, cervello particolarmente sviluppato etc. etc.

Pteranodon (il cui nome significa “ali senza denti”) nello specifico è un genere estinto di pterosauri vissuto nel Cretaceo Superiore, particolarmente conosciuto in ambito scientifico per via della grande testimonianza fossile recuperata, che ci permette di annoverare nel conto addirittura circa più di 1000 esemplari differenti tra di loro.

Dal lungo becco privo di denti e con una cresta ossea sul capo notevolmente sviluppata, se gli pterosauri in genere sono i vertebrati volanti più grandi che siano mai esistiti, gli pteranodonti, e in particolar modo quelli di sesso maschile, grazie ad un’apertura alare in media pari a 5,6 metri – contro i 3,8 delle femmine- sono gli pterosauri più grandi che siano mai stati conosciuti… almeno fino a quando non furono rinvenute tracce di esseri ancora più grandi.

E qui comincia il bello, allacciate le cinture che stiamo per partire.

Senza allontanarci dall’ordine degli pterosauri, gli esseri di cui si parla appartengono ad un altro genere estinto di questi rettili volanti, Quetzalcoatlus.

Dai 6 metri in media di Pteranodon passiamo agli stimati 11-12 metri di apertura alare; dalle ossa del collo allungate, lunghi becchi privi anche in questo caso di denti, si nutrivano probabilmente di piccoli animali terrestri, che cacciavano muovendosi a quattro zampe, raggiungendo l’altezza di, udite udite, una moderna giraffa.

Il nome del genere prende ispirazione da Quetzalcoatl, una divinità azteca e tolteca,  presente però anche in molte altre culture, raffigurata come un grosso serpente piumato.

Quetzalcoatl può essere difatti tradotto come serpente divino, gemello prezioso (il che non è un caso essendo lui il fratello di Tezcatlipoca, dio dei guerrieri) o serpente piumato; in alcune traduzioni è riportato anche come serpente dalle piume di Quetzal, conosciuto anche come Quetzal splendido, un uccello diffuso in America Centrale (per quanto alcuni studiosi puntualizzino che a quel tempo che quella specie non fosse ancora chiamata effettivamente così)

Secondo i racconti, egli giunse via mare con l’intento di insegnare agli uomini l’uso della scrittura, le pratiche agricole ( soprattutto di coltivazione del mais), come usare il fuoco, lavorare i metalli, costruire abitazioni e pertanto permettere loro una maggior civilizzazione.

Signore della creazione, della conoscenza e del vento, Re della città degli Dei, secondo alcuni racconti fu trasformato da Tezcatlipoca in umano; e fu allora che suo fratello gemello, il dio dei lampi Xolotl, gli diede una maschera con cui coprirsi il volto.

In alte storie nelle quali si parla di lui come dio del vento, nelle vesti di Ehécati (che significa vento appunto) si parla ancora una volta di una maschera indossata dal dio, che in questo caso però viene descritta più nel dettaglio come simile per forma al becco di un uccello e di colore rosso e nero, nero come l’abito indossato dal dio: tutte caratteristiche che non possono altro che farci pensare a King.

Secondo alcuni miti, egli nacque da una donna di nome Coaticlue, dea del fuoco e delle fertilità per gli aztechi, che disperatasi per l’abbandono dei suoi 4.000 figli, che si allontanarono per dare vita alla Via Lattea, fu ingravidata da una piuma sacra discesa dal cielo e inviata dal dio Ometeotl spinto dalla compassione, dando dopo nove mesi alla luce un bambino a cui dette il nome Quetzalcoatl appunto.

Devo essere sincero. Quando mi sono imbattuto in questa storia, non ho potuto far altro che pensare alla fantomatica razza estinta a cui apparterrebbe King, che mi ha ricordato molto i migliaia di figli di Coaticlue allontanatisi verso il firmamento,  “lasciando” poi il solo Quetzalcoatl, figura che abbiamo analizzato mettendo in evidenza tutta una serie di caratteristiche che accomunano a lui la nostra Superstar.

Per quanto inizialmente sia stata messa in evidenza la somiglianza con le ali di Urouge, ora grazie alla correzione effettuata nell’opening dell’anime, sappiamo che le ali di King non sono bianche, come inizialmente mostrato dall’anime stesso, che pertanto ha portato a pensare al tipico problema delle colorazioni della saga di Wano, bensì nere. Ergo, per quanto possa essere legato alle popolazioni delle isole del cielo a noi note, a questo punto possiamo affermare che lui appartenga a qualcosa di diverso, e non semplicemente all’ormai scomparso popolo di Birka.

Nella storia che le incisioni del Fairy Vearth sembrerebbero raccontarci, popolazioni aliene dallo spazio sarebbero giunte sulla terra, ergo non si parla di viaggi nel senso opposto. Chissà però che King non possa essere l’occasione per parlare di una “specie” di abitanti nelle isole del cielo di cui non c’è più traccia, o di una storia più ricca di quello che quei disegni sembrerebbero voler raccontare…

4.63/5 (8)