Home Approfondimenti One Piece La Dominazione Culinaria di Sanji

La Dominazione Culinaria di Sanji

56
CONDIVIDI

La Dominazione Culinaria di Sanji

Salve, eccomi che vengo a bussare con lo #ZoccoloDuro alle porte della vostra coscienza!

Oggi ho deciso di dare il giusto risalto al nostro amato sopracciglio biondo e lo faccio dandovi una mia interpretazione (quindi è una mia opinione più o meno condivisibile basata su avvenimenti del manga alla portata di tutti) sulla cucina appresa da Sanji durante i due anni d’inferno a Momoiro. Vi avviso che purtroppo dovrò usare dei termini un po’ medici nella trattazione, è inevitabile, però cercherò di spiegarveli senza essere noioso.

Seme no Ryori

La sublime Iva definisce la “cucina” del suo regno con il nome giapponese “Seme no Ryori”. La parola “Ryori” significa cucina, ma la parola “Seme” definisce sia l’attacco che il partner attivo/dominante di una relazione omosessuale. Al di là del gioco di parole, tenete presente che il termine cucina per un cuoco è la stessa cosa di “stile di combattimento” per un guerriero, è una cosa serissima! Sappiamo che questo tipo di cucina ha la caratteristica di rinforzare o addirittura sanare il corpo attraverso l’alimentazione e probabilmente il nome dato a questa cucina rispecchia sia lo scopo del cibo che viene così preparato, ovvero la miglior predisposizione alla battaglia, ma anche la perizia e la premura con le quali avviene la preparazione, equiparabile alle attenzioni di un amante caloroso per il proprio partner. È LA CUCINA DELL’AMORE, BABY!!!

La Cucina come Trattamento Terapeutico

Facciamo un passo indietro e torniamo al volume 15, quando Nami si ammala e la ciurma è costretta ad interrompere il viaggio per cercare soccorso sulla terra ferma. Dal discorso che ho riportato nell’immagine si evince un primo indizio del sensei Oda sul futuro del nostro cuoco preferito, che insieme al medico di bordo si prenderà cura dei propri compagni, ma attraverso la sua cucina. È importante sottolineare che prima di Momoiro l’idea di Sanji di una buona alimentazione, che dovesse nutrire e tenere in forze i propri compagni, si limitasse alla famosa “dieta bilanciata”, che si basa sulla somministrazione con la dieta di tutti i nutrienti necessari, magistralmente frazionati e assortiti in un pasto equilibrato che “mantenga” i propri compagni al top delle proprie condizioni fisiche e metaboliche. Il punto è proprio questo, Sanji lo spiega molto bene: può assicurarsi che le condizioni dei suoi compagni non decadano o peggiorino, ma non può ripristinarle qualora decadessero per cause patologiche. Insomma, l’apporto terapeutico della cucina di Sanji all’epoca era solo preventivo e profilattico, come può essere appunto una dieta sana e bilanciata come la nostra dieta mediterranea, famosa per l’influsso benefico e protettivo sulla salute dell’individuo, grazie all’apporto di antiossidanti, ma di certo incapace di risolvere una condizione francamente patologica, se non altro non nell’immediato. Il nostro cuoco non era in grado di creare dei cibi miracolosi, dei piatti “rinvigorenti” o addirittura “revitalizzanti” come quelli della “Cucina d’attacco” dei Newkama di Kamabakka, quelli sì che hanno un elevato potere terapeutico, chissà perché, ci entreranno qualcosa gli ormoni per caso? Lo scopriamo subito!

Gli ormoni e l’alimentazione

Gli ormoni, come saprete, sono molecole sia proteiche che lipidiche che vengono prodotte da apposite ghiandole, le ghiandole endocrine (così dette perché riversano “all’interno” del corpo le proprie secrezioni), ma non solo, visto che ci sono anche altre molecole dette “neuro-ormoni” che sono dei veri e propri ormoni, secreti però dai neuroni. Gli ormoni che produciamo nel nostro corpo sono fondamentali per la nostra vita e hanno molteplici effetti, la cui trattazione esula dallo scopo di questo approfondimento, sappiate però che gli effetti della Cucina d’attacco sono riconducibili all’azione di diversi ormoni, quindi non è un caso che la ricetta usata da Sanji si chiami proprio “zuppa ‘ormonale’ di maiale marino”. È possibile infatti che i Newkama di Kamabakka sfruttino gli effetti degli ormoni nelle loro ricette ed è possibile che Sanji abbia imparato da loro o dalla stessa Iva l’azione e la regolazione degli ormoni.

Prima di tutto, è possibile adoperare gli ormoni in cucina?

Come ho detto poc’anzi, gli ormoni sono prevalentemente peptidici o lipidici, per la precisione steroidei. I peptidi sono molto delicati, anche i farmaci a base di molecole proteiche sono molto delicati e vanno utilizzati con attenzione perché la molecola proteica si altera facilmente, sia con il calore che con la digestione. I lipidi sono un po’ più resistenti, ma anche nel caso dei lipidi, bisogna considerare sia la preparazione che il processo digestivo. Io non dico che sia impossibile inserire gli ormoni nelle pietanze, il problema è non alterarli durante la preparazione (soprattutto la cottura) ma se anche si preservassero intatti, diventa complicato dosarli in virtù dell’effetto che si vuole raggiungere, perché molto dipende dal metabolismo del singolo individuo. Bisogna quindi considerare quella che viene chiamata “farmacocinetica” dell’ormone, ovvero quello che succede all’ormone all’interno del corpo umano, dovendo affrontare la digestione ma anche il metabolismo a livello epatico prima ancora di poter esplicare il proprio effetto, sempre se non resti intrappolato in qualche tessuto. È per questo che solitamente si preferisce NON somministrare gli ormoni per via orale, difatti lo stesso Ivankov li inietta direttamente in vena o intramuscolo, inoltre sono molecole difficili da maneggiare, una cosa è estrarli per dosarli, un’altra cosa è ricavarne una dose, perciò si preferisce sintetizzarli artificialmente, e diciamocelo, sintetizzare ormoni non è competenza di un cuoco, per quanto ormai il termine “cucinare” si usa anche per la sintesi di sostanze tutt’altro che nutritive, cerchiamo di non confondere la cucina di Sanji con la farmacologia di Chopper.

Io non voglio sminuire le abilità di cuoco di Sanji, che potrebbe essere in grado di riuscire a cucinare usando gli ormoni senza denaturarli, ma non sarebbe una delusione se le ricette segrete per cui ha sudato tanto si limitassero alla semplice aggiunta di un ingrediente segreto (l’ormone)? Per quanto si tratti di ricette, ricordiamoci che la cucina dei Newkama di Momoiro è una disciplina complessa e articolata, non ce la possiamo cavare con così poco. A tal proposito, Iva sembra darci un indizio parlando della storia del latte e dicendoci che l’alimentazione rappresenta l’ambiente che determina la forza fisica e la tempra mentale dell’individuo; insomma, al pari dell’allenamento, la cucina provvede a migliorare le condizioni del guerriero. Viene quindi sottolineato il ruolo delle materie prime, gli alimenti così come sono, facendo supporre che il segreto stia nella disciplina che sta dietro alla preparazione di cibi, anche facilmente reperibili, piuttosto che nell’utilizzo di ingredienti segreti. Viene infine dato maggior risalto all’alimentazione, che viene considerata come “stile di vita”, quindi una vera e propria disciplina, un sentiero da percorrere per arrivare in cima.

Ma il cibo come può interagire con gli ormoni? Come è possibile preparare pasti ormonali senza usare ormoni? Stimolandone la produzione!

È risaputo che i carboidrati stimolino la produzione di insulina, che l’arginina e le proteine in genere stimolino la produzione dell’ormone della crescita, e di contro che ormoni come la grelina stimolino l’ingestione di cibi grassi, così come le condizioni di stress. Dunque, dosando e selezionando gli ingredienti, è possibile ottenere, alla fine della digestione, la giusta quantità di nutrienti in grado da stimolare gli ormoni richiesti nelle giuste concentrazioni. Certo, lo scrupoloso calcolo delle concentrazioni degli alimenti va al di là della semplice ricetta culinaria, sembra molto più simile alla preparazione di un farmaco, ma in questo caso non utilizziamo “sostanze aggiuntive”, si utilizzano solo alimenti selezionati, ma naturali! Stimolando la produzione endogena di ormoni, si può ottenere uno squilibrio dell’omeostasi ormonale e metabolica del soggetto, che può beneficiare ad esempio di una maggiore forza, oppure di una riduzione del senso di affaticamento, ma anche di un sollevamento del tono umorale. Ovviamente, come ci insegna Ivankov, gli ormoni sono un’arma a doppio taglio: sono tanto belli e cari ma possono avere degli effetti molto dannosi. Per questo motivo è importante bilanciare gli effetti degli ormoni, rassegnandosi all’idea che si possono bilanciare gli effetti collaterali solo fino ad un certo punto con una portata sola, ma neanche con un intero pasto di dieci portate, innanzitutto perché sarebbe controproducente. È necessario generare uno squilibrio ormonale se si vuole avere un effetto, quindi se il pasto fosse troppo bilanciato a livello di stimolazione ormonale, non si raggiungerebbe l’effetto desiderato. Fortunatamente, un picco ormonale isolato non ha conseguenze così devastanti come un eccesso ormonale cronico. Ma allora cosa succederebbe ai membri della ciurma se mangiassero tutti i giorni questi piatti? È qui che entra in gioco l’alimentazione intesa come “stile di vita” e quindi come assunzione periodica di questo tipo di cibi, con un’alternanza periodica di pasti che si bilanciano tra loro a livello ormonale, modificando il metabolismo dell’individuo così come il suo corpo, che si stabilizza su tutto un altro livello. Per cui, abbiamo una cucina che ha effetti miracolosi nell’immediato, senza neanche troppi effetti collaterali, ma ancor più strabilianti sono gli effetti nel tempo, sia in termini di potenziamento, inteso come maggiore forza di cui disporre, sia di ampliamento delle potenzialità, inteso come margine di miglioramento. È una cosa sconvolgente: la cucina che diventa il mezzo per forgiare dei super-uomini!

L’ambizione culinaria di Sanji

Oltre alla “Cucina d’attacco”, Sanji è tornato dai due anni di Time-skip con un’altra cosa, l’ambizione. In particolare, sappiamo che Sanji ha sviluppato l’ambizione con la tonalità dell’osservazione ed è proprio in questa tonalità che si è specializzato. Considerando che Sanji non si è mosso da Momoiro per ben due anni, deve aver sviluppato lì l’ambizione. Questo sviluppo è legato in qualche modo alla cucina d’attacco? In che modo si potrebbe ricorrere all’ambizione con la tonalità dell’osservazione in cucina? Queste sono solo alcune delle domande a cui intendo rispondere.

Sappiamo che l’ambizione con la tonalità dell’osservazione consiste nel potenziare i sensi dell’individuo portandoli su un livello differente: la percezione non si limita più a ciò che appare, al fenomeno, e non si fa più affidamento solo sui propri sensi, ma si entra in connessione con la volontà dell’altro e delle cose, per cui la percezione si imposta su un altro livello, sulla connessione e la comunicazione tra la propria volontà e quella del soggetto od oggetto. In questo modo, Zoro non solo vede l’acciaio, ma lo sente e ne percepisce la volontà, il “respiro”, la vita, perciò il taglio diventa una questione mentale, uno scontro di volontà.

Tutto questo cosa c’entra con la cucina di Sanji?

Per come la vedo io, il cibo per un cuoco non è diverso dall’acciaio per uno spadaccino: così come lo spadaccino si avvantaggia della capacità di riuscire a percepire la volontà di ciò che vuole tagliare, così il cuoco si avvantaggerebbe della comunicazione con gli ingredienti dei suoi piatti. Se un cuoco non si affidasse solo ai propri sensi ma riuscisse a comunicare con gli ingredienti, sarebbero essi stessi a dirgli qual è la parte più nutriente, la più gustosa o al contrario la più nociva, o ancora con cosa si abbina meglio. In questo modo l’alimento non è più semplicemente una voce da spuntare su una ricetta, ma diventa un componente essenziale, un attore fondamentale del processo creativo culinario: è il cibo stesso che comunica al cuoco come deve essere cucinato e come esaltare le proprie qualità migliori, perciò il cuoco si fa ambasciatore della volontà del cibo. La cucina d’attacco è un vero e proprio stile di combattimento tra i fornelli, perciò Sanji sarà stato sicuramente stimolato a sviluppare l’ambizione in modo che potesse servirgli in cucina. Ricordiamo infatti che l’ambizione è imprescindibilmente legata ad un metodo per risvegliarlo e la cucina d’attacco rientra perfettamente in questa definizione.

Io ho pensato innanzitutto ad un ambizione che consentisse al nostro cuoco di riuscire a comunicare con il cibo, perché il cibo in One Piece varia in base al luogo in cui ci troviamo, e poiché si tratta di un viaggio alla scoperta di località sconosciute, non si può mai sapere cosa si possa trovare, quindi non ci si può basare su ricette che prevedano ingredienti precisi, visto che risulta difficile reperire determinati ingredienti quando si viaggia e quando non si conosce la destinazione, per cui è necessario che il cuoco possa comunque attingere alle sue ricette basandosi sulle risorse che riesce a procurarsi. È qui che entra in gioco la capacità di poter attingere dal cibo stesso le informazioni nutrizionali e anche l’ispirazione per i propri piatti. Considerate che non tutte le parti degli animali sono commestibili o comunque non tutte hanno un buon sapore e gli stessi valori nutrizionali, quindi sta anche al cuoco riuscire ad individuare la parte dell’animale che valorizza la ricetta. Quindi è importante poter contare sull’ambizione con la tonalità dell’osservazione per la preparazione dei piatti, perché oltre a suggerirci la ricetta migliore, il cibo ci aiuta nell’arduo compito di individuare le parti migliori, per esempio visualizzando il “primo taglio” di un’enorme bestia al primo sguardo, perché comunicando con la pietanza, è essa stessa che mostra al cuoco la parte migliore di sé magari sottoforma di una visione.

Abbiamo considerato dunque il probabile utilizzo dell’ambizione dell’osservazione in cucina, ma la cucina non è solo una questione di sensi ma anche una questione di cuore e di passione. Si dice che i piatti siano più saporiti se il cuoco li prepara infondendoci tutta la sua passione e il suo ardore. Come si può tradurre questo concetto in termini di ambizione? Sappiamo che è possibile infondere la propria ambizione nelle armi, ma infonderla nel cibo è tutta un’altra cosa, che utilità avrebbe? Nonostante ciò, vi invito a considerare l’altro significato di “Seme no Ryori”, che secondo me riflette l’intenzione di trasmettere tutta la passione del cuoco nei propri piatti, magari proprio sottoforma di volontà di “far star meglio” o di “rendere più forti” i propri compagni, nella stessa misura in cui, come ho accennato nell’altro post, un fabbro potrebbe infondere nella lama che forgia tutta la sua dedizione e la volontà che essa diventi una spada leggendaria.

Sempre riguardo la preparazione delle pietanze, vorrei spendere giusto due parole circa lo stile di combattimento vero e proprio di Sanji, in particolare come penso che sia stato influenzato dalla Cucina d’attacco. Il potenziamento della tecnica del Diable Jambe, con il quali Sanji riveste di fiamme le proprie gambe e in certe occasioni anche l’intero corpo, associato ai nuovi colpi, mi danno l’impressione che Sanji abbia adattato ancor di più il proprio stile di combattimento alla cucina. Già prima del time-skip, Sanji aveva nel suo repertorio una serie di tecniche che prendevano il nome di parti dell’animale, come “guanciale” oppure “primo taglio”, e consistevano nel colpire gli avversari in punti che nell’animale assumevano quel nome. Tutto questo mi ricorda che nel mondo di One Piece, fondamentalmente, si mangia ciò che si caccia, quindi è probabile che queste tecniche di combattimento nascondano anche un significato culinario. Sanji inizia a cucinare ancor prima di entrare in cucina, cominciando a preparare le proprie pietanze mentre caccia la pietanza ed è probabile che le nuove tecniche di combattimento siano la conseguenza della necessità di procurarsi gli ingredienti più adatti alle sue ricette già durante la fase di ricerca e allestimento degli ingredienti.

La cucina miracolosa e la farmacologia

Prima di concludere mi sembra necessario chiarire le differenze tra la medicina e in particolare la farmacologia rispetto alla cucina rinvigorente di Sanji. Le differenze sono due: gli ingredienti e l’effetto. Per quanto possa sembrare eccezionale, la cucina di Sanji sfrutta ingredienti naturali e per quanto sia complicata l’elaborazione dei piatti, si tratta sempre di molecole esistenti in natura, il cui effetto dipende dall’organismo del soggetto e dalla sua capacità di reagire allo stimolo. Il farmaco, invece, è una molecola il più delle volte sintetica o comunque estranea all’organismo, che viene somministrata nel modo più appropriato per raggiungere il suo effetto, che non dipende “solo” dalla fisiologia del soggetto, ma soprattutto dalle capacità della sostanza che è stata creata appositamente per svolgere una funzione. In sintesi, seppure vengono utilizzati gli ormoni, la cucina d’attacco apporta un beneficio generale potenziando le capacità dell’individuo a reagire a una determinata condizione; il farmaco invece ha un effetto mirato a prescindere dalla reattività del soggetto, anche se l’azione del farmaco è agevolata da una migliore condizione di base del soggetto e quindi alimentazione e medicina vanno a braccetto nel migliorare la salute dell’individuo ma non vanno confuse tra loro!

Le 99 ricette vitali segrete dei Newgay

In conclusione, in cosa consiste questa Cucina d’attacco? Cosa sono queste 99 ricette segrete? Con questo nome vogliamo riferirci ad un vero e proprio stile di combattimento, che non si limita solo alla cucina, ma che comincia già dalla ricerca degli ingredienti e sfrutta anche all’ambizione. Nel mondo di One Piece, dominato da mostri marini, che spesso rappresentano l’unica fonte di sostentamento possibile, il cuoco deve rendersi capace di poter sfidare tali bestie e poterne ricavare delle pietanze eccezionali. Questo compito viene complicato dalla selezione naturale, che ha reso magari queste bestie sgradevoli per i loro predatori naturali, oppure velenosi oppure incredibilmente resistenti, per cui diventa complicato non solo abbatterli, ma anche non danneggiare le parti che bisogna cucinare, ma anche scovare le porzioni commestibili e più nutritive. A questo punto diventa necessario sviluppare l’abilità di individuare le parti dell’animale che possono essere effettivamente cucinate, perciò anche se si tratta spesso di bestie sconosciute bisogna stare attenti a come e dove si colpiscono; diventa quindi necessario sviluppare anche l’abilità di procurarsi queste parti e a volte è necessario anche pretrattare l’ingrediente, magari agendo sull’animale quando è ancora in vita, o magari sottoponendolo a trattamenti preliminari che non possono essere eseguiti in cucina, per cui diventano fondamentali sia l’ambizione che lo stile di combattimento del cuoco. Giunti in cucina, subentra la tecnica di preparazione del cibo, che punta all’esaltazione dell’ingrediente ma anche all’effetto che esso deve avere su chi lo ingerisce, un effetto che abbiamo pensato sia legato agli ormoni, che possono in effetti venire stimolati attraverso l’alimentazione. Infine, il cuoco non si limita a seguire pedissequamente una ricetta, ma infonde nel cibo tutta la sua passione e il suo ardore, in modo che il cibo riesca a trasmettere la volontà e i sentimenti del cuoco, diventando cibo miracoloso.

 

Spero di essere riuscito a trasmettervi il mio interesse per questo argomento, stimolandovi a farvi delle domande sul mondo di One Piece, sull’ambizione e su quello che potrebbe essere il prossimo futuro della storia. Sarò qui per rispondere alle vostre domande, intanto vi do appuntamento al prossimo approfondimento, sperando di trovare l’ispirazione per scrivere qualcosa che non vi deluda.

5/5 (2)

CONDIVIDI
Prossimo articoloOne Piece 20th x Kyoto