One Piece 1111: il buio fa l’appello; Nika nesciente; 1000 anni di bugie

da Stefano 'Cenere' Potì
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‘As the whole world passed me by
All this time I watched from the outside

– Five Finger Death Punch, I apologize

Salve genti, nuova analisi, capitolo 1111: Paura e delirio ad Egghead.

L’isola del futuro è il sogno di un clown, scritto con il linguaggio di Pinocchio e la fantasia di Jules Verne. Ha ricchezza visiva, maturazione morale e – in serbo – un cambio di prospettiva che muterà la nostra comprensione di One Piece.

Come scriveva uno dei grandi scienziati della prima metà del Novecento, Heisenberg, quando si riferiva a Goethe auspicava un dialogo tra la scienza e la letteratura che mirasse all’esplorazione nell’interiorità dell’uomo, e alla definizione di un suo nuovo rapporto con il mondo. Chestè Egghead, e traspare quanto il sensei si stia divertendo un casino a scriverla, proprio per questo oggi occorre una riflessione.

È il momento dell’Elzeviro

Ragnatele

La notizia della scomparsa di Toriyama sensei ci ha colti di sorpresa, portandoci via un amico e un artista straordinario a soli 68 anni. Senza di lui, il vostro affezionatissimo non sarebbe qui a scrivere analisi di mondi fantastici e avventure piratesche slapstick, e voi non sareste qui a leggermi. In sostanza, autori come Oda e Toriyama ci hanno regalato risate fragorose, fatto avviare accesi dibattiti e preservato quella qualità che, più di ogni altra, rischiamo di perdere nell’età adulta: la fantasia.

Oda non si blocca per un grave problema di salute; si prende del tempo per riposarsi e sottoporsi a dei check, ovviamente quanto accaduto a Toriyama l’avrà fatto riflettere. E qui, qui è accaduto qualcosa che mi ha inorgoglito, un’azione la cui circolarità mi rende fiero di far parte di questa community. Un plauso e un consenso unanime verso Oda, e la più totale e cordiale approvazione e incoraggiamento a riposarsi e prendersi cura di sé. Ho letto solo un paio di individui esagitati fare discorsi al limite dell’assurdo (arrivando persino a lamentarsi). In realtà, questo tipo di discorsi e queste domande retoriche farebbero sorridere (anzi, proprio ridere) molte persone, di sicuro tutte quelle che, pur amando il genere fantasy, non lo vivono in modo così appassionato da farlo diventare un sacro tempio inviolabile (ovviamente senza mai ridurlo a mero stigma di disimpegno). Alla base, la cosa farebbe ridere anche me, se penso a quella parte di pubblico isterico che si infuria davvero per dei fumetti.

Insomma, non sto certo promuovendo una Sollecitudo Rei Socialis per i mangaka. Solo, trovo splendido che i fan manifestano preoccupazione per il benessere degli autori, riconoscendo che il loro eccessivo carico di lavoro potrebbe compromettere la loro salute fisica e mentale, nonché la qualità del loro lavoro creativo.
Capisco che spesso si tenda a credere che la creazione artistica sia frutto dell’istinto: nulla di più sbagliato. Immaginate forse che capolavori come le opere di Picasso, la Nona Sinfonia di Beethoven o la Pietà di Michelangelo siano nate casualmente? Direi proprio di no.

Dietro a ogni capolavoro ci sono ore di studi, disciplina e dedizione.

A parte un paio di scivoloni, in alcuni casi anche clamorosi (come i libri di Ohara), Oda sta dimostrando una padronanza eccezionale della pianificazione. Nel contesto letterario, si riferisce al processo attraverso il quale un autore struttura la trama, i personaggi, i temi e altri elementi della sua storia prima di iniziare effettivamente a scrivere. Questo può includere la creazione di schemi, outline, mappe concettuali o altri strumenti di organizzazione per visualizzare e sviluppare le idee fondamentali del lavoro.
E per farlo ai livelli di Oda bisogna essere in piena forma, direi che dopo decenni di capitoli meravigliosi, nessuno merita riposo più di te, sensei.

Infatti Egghead trasmette una gamma di emozioni complesse che vanno dalla devozione fervente alla folle ossessione, mantenendoci incollati alle pagine in un mix di sospetto e compassione. In cui i protagonisti offrono una performance sconvolta, incarnando la lotta interiore tra il dovere morale e la disperata ricerca della verità.
I Gorosei sono invece come attori in un dramma noir, dove ogni maschera nasconde una verità troppo pericolosa per essere rivelata. Il loro palcoscenico è il mondo intero, e sotto i riflettori del potere, recitano la parte di custodi di un ordine che è tanto fragile… quanto la seta di una ragnatela.


Signore e signori: cap. 1111…

Chi ha paura del buio?

L’uomo è l’animale più crudele

– Friedrich Nietzsche

Vi avviso, ci sono robe strane nel capitolo, ovviamente le analizzeremo tutte. Denti che diventano lame, ruggiti di Haki (conoscendo Oda, mi aspetto a che in bel rutto di ambizione, daje), i Gorosei in versione full bestiale capaci di formulare tranquillamente discorsi. Arriveremo a tutto per gradi.

L’Itsumade è evidentemente transitato attraverso il Frontier Dome senza subire danni. Ci sono due possibilità: o è una sua caratteristica peculiare, oppure possiede la famosa capacità rigenerativa (fatto confermato da Luffy in capitolo, quando li definisce immortali). Esprimo la prima ipotesi perché non sembra avere nemmeno una piuma fuori posto, non mostrando segni di rigenerazione visibili; la seconda perché suggerisce che praticamente ogni membro dei Gorosei può attraversare la barriera senza subire danni. Vedremo cosa riserverà il futuro e cercheremo di comprendere. A volte cercare la coerenza in One Piece è come cercare la sincerità in certi politici: non pervenuta di default.

Chissà se la verità sarà come la mia precedente ipotesi, ossia che usino fra loro le capacità uniche Zoan, lavorando in sincronia perfetta.

Questo ci porta ad ampliare la riflessione esposta nell’articolo precedente, in particolare riguardo all’Haki del Re conquistatore. Gli Astri sembrano possedere questa abilità a secchiate, il che solleva alcune considerazioni interessanti. Jinbe non è certo un novellino, ha affrontato numerosi pirati potenti e ha visto l’ambizione di Luffy (e anche quella di Big Mom), ma non si è mai mostrato così intimorito come ora. Inoltre, avverte l’Haki di Mars solo una volta entrato nel perimetro del Frontier, non prima. Solo quattro guerrieri potenti hanno avvertito la presenza di Saturn appena sbarcato sull’isola: Luffy, Zoro, Borsalino e Lucci. Jinbe, invece, sembra percepire solo l’Haki di Mars (o avrebbe reagito prima a tale potere), ed è chiaramente sbalordito. Questo cosa conferma?

Che gli Astri sono entità uniche, non satelliti di Imu.

Il potere supremo definito da Kaido, la capacità che solo uno su un milione è in grado di esprimere. Ciò suggerisce che siano individui distinti: devi essere reale per usarlo. Un individuo può manifestare la la propria volontà, non l’emanazione di qualcun altro. Ma siamo in un fantasy, quindi, quali possibilità ci sono in merito? Un’ipotesi classica potrebbe essere che, indipendentemente dal fatto che siano degli originali o individui che hanno acquisito uno Zoan, per servire Imu devi essere sia degno che potente. Lo stesso Xebec aveva una ciurma con (quasi) tutti possessori di Haoushoku. Un’altra ipotesi più fantascientifica potrebbe essere che siano creature create direttamente da Imu, e che questa sia l’ambizione della stessa eminenza grigia. Personalmente, spero che siano persone diverse. Vedere Oda riciclare lo stesso trucco fantasy (come i satelliti di Vegapunk) nella stessa saga non sembra da lui, e toglierebbe poesia dalla battaglia epica. Parlando solo di Saturn, abbiamo un aguzzino sadico che ha distrutto sistematicamente tutta l’esistenza di Kuma. Vorrei vedere una punizione unica ed esemplare per ognuno di loro. Scoprire che sono tutte parti dello stesso essere mi deluderebbe grandemente. Imu è un villain giapponese, con un cognome fumoso e sulfureo che già promette sventura, un carattere prettamente inumano e un’aura di mistero così mistica da rasentare la bellezza dell’estetica rinascimentale. Ma, ogni demone, ha le sue legioni.

Comunque i fatti sono chiari: questi tizi sono dotati di un Haki innaturale, e questo non fa che aumentare la mia sete di azione e adrenalina. Aggiunge anche quel tocco di mistero spesso denso alla trama, trasformando Egghead in un’arena infestata da belve scatenate e mostri feroci. È come se ci fosse un bagno di sangue in arrivo, e io sono seduto in prima fila, con il mio secchio di popcorn e Sprite a gogò. Prima di procedere con Mars-boy, diamo uno sguardo più da vicino a Zoro e Jinbe.

Mi ero sbagliato: Zoro non rovina al suolo, eppure nella vignetta sembrava proprio di sì. Ad ogni modo, devo dire che Lucci mi ha meravigliato, e non poco. Il pirata stesso è stupito nel vederlo ancora in piedi. Parliamo di Zoro, genti, mica di Helmeppo. La scena in sé (a meno che non ci siano spiegazioni per la stanchezza dello spadaccino) è funzionale a due scenari: A) tenerlo lontano dal principale campo di battaglia(e… da Nusjuro? Mmmh); B) dare l’importanza che merita al miglior Killer della CP-0. E non mi dispiace per niente. Oda non ha mai versato una goccia di sangue senza che ce ne fosse il bisogno; in queste fredde pagine invece, aumenta la dose di inquietudine e violenza, fornendo un raro gusto noir a tinte forti alla storia. Ci ho visto il Tao te Ching di Laozi. Nel Taoismo, il concetto del Tao, che significa ‘il cammino’ o ‘la via’, enfatizza l’armonia e l’equilibrio tra gli opposti. Infatti, di solito: è l’avversario che si spaventa vedendo Zoro ancora in piedi.

Intendiamoci, il guerriero non mostra minimamente paura, è solo stupito. Come un moderno Horatius Cocles, Lucci non si arrende. È interessante notare che nelle testimonianze di ferite di arma da fuoco, molti sopravvissuti raccontano di non rendersi subito conto di essere stati colpiti: il trauma provoca torpore e confusione, e solo il dolore successivo rende consapevoli della situazione. Proprio come Lucci, che nella prima vignetta sembra completamente privo di sensi, sotto shock. Poi riprende conoscenza… e si infuria ancora di più! Devo ammettere che mi ha impressionato, nonostante sia stato letteralmente sconfitto e stordito: è riuscito a rimanere in piedi grazie alla sua pura determinazione. Davvero impressionante.

Una volta Oda consigliò ai fan di non essere mentalmente pigri, poiché nonostante la potenza, i poteri e le vittorie precedenti di un personaggio, l’esito di un duello non è mai certo. I contesti e le circostanze variano, e un avversario con il potere giusto può rivelarsi più ostico di uno nettamente più potente, e già sconfitto in precedenza. Ecco cosa accade quando uno spadaccino stanco si scontra con un maestro del risveglio zoan. Trovo questa prospettiva estremamente stimolante, poiché ogni scontro è imprevedibile sulla carta, il che conferisce alla lotta un sapore unico.

Abbiamo poi un Jinbe oggettivamente superlativo, rigoroso nei principi del bushido, che semplicemente si rifiuta di infierire su di un nemico sconfitto e inerme. L’onore giapponese in battaglia implica il rispetto per il nemico, la compassione, la dignità personale e l’osservazione del codice etico. Un guerriero che segue il bushido preferirebbe non infliggere danni a un nemico indifeso, anche se è stato un avversario acerrimo, poiché ciò sarebbe contrario ai principi fondamentali del suo codice morale e comprometterebbe il suo onore personale. Ergo, non solo si scusa prima di effettuare il Gosenmaigawara, ma poi lo scaglia addirittura sul suolo, creando una cortina di detriti, effetto che fa comodamente menare le tolle a lui e a Zoro. Ho apprezzato all’inverosimile questo gesto, perché i mugi non sono killer, e il guerriero che si rifiuta di uccidere a sangue freddo è il modello decantato nell‘Hagakure: una furia in battaglia, ma che non cede ai suoi umori più torbidi, ai più bassi, cupi ed esasperati istinti umani.
Una autentica perla di onore orientale.

Qui entra in scena il buio, Mars – in quanto Itsumade – è una figura imponente e minacciosa, la cui presenza ora possiamo veramente associare a eventi nefasti e disastri, come nella tradizione nipponica. Nello sguardo di Lucci c’è tutto il terrore di un bambino che apre le porte dell’armadio… e vede veramente il Bau Bau.

Lucci sa perfettamente chi ha davanti, tentenna perché sta dubitando dei suoi stessi occhi, un conto è parlare dell’inferno, un altro essere perfettamente consci che sia realmente esistente, tutt’altro vederlo.

L’intelligenza tattica di cui dispone l’Astro mi ha impressionato; agisce con precisione e calcolo nelle sue mosse, dimostrando una fredda lucidità. Un dettaglio agghiacciante? In nessun caso può essergli sfuggita la presenza di Jinbe e Zoro, nessuno. Gli vola praticamente sopra la testa. Sta strategicamente mirando al messaggio di Vegapunk e uno scontro con degli insetti; potrebbe attrarne altri e rallentarlo. Infatti l’uccellaccio del malaugurio si fa fare un rapporto completo (che viene trasmesso all’esterno per comodità). Mars sta usando un soldato, lo fa perché solo York ha mappatura mentale e conoscenze rilevanti per individuare il messaggio di Vegapunk. E quindi portare a termine la missione.

Esplorando la sua natura del potere, il Gorosei rimane appollaiato sulla certezza della sua imbattibilità; sibila parole di comando e non ha pietà per nemici o alleati. Finora protagonisti di gesti poco chiari – se non addirittura stupidi – la reattività degli Astri si è dimostrata a dir poco prodigiosa.

Mars si rivela l’incarnazione della freddezza inumana e del distacco morale al pari di Saturn.
Possiamo azzardare un profilo psicologico sui Gorosei, a prescindere se siano stati umani o meno.
La visione dell’umanità come insetti da schiacciare è una teodicea negativa allo stato puro, che evoca immagini di un dio distante e disinteressato, che osserva gli esseri umani con la stessa indifferenza con cui uno potrebbe considerare formiche su un marciapiede.
Venti regni ne combatterono uno antico, e anche se espresso con distacco e brama di dimostrare superiorità: quel che provano gli Astri è vero odio verso gli esseri umani.
La decisione di non risparmiare Kaku, nonostante le suppliche di Lucci, sottolinea ulteriormente la natura implacabile e il rifiuto di concedere pietà o comprensione. Mars rappresenta un potere assoluto che non è vincolato da empatia o etica, un potere che decide chi vive e chi muore con la stessa casualità con cui si decide il destino di un insetto.
Mostra una freddezza come un fiume che scorre sotto la superficie di una moralità congelata, inaccessibile e insondabile. L’inumana indifferenza verso il destino di Kaku non è solo un atto di potere, ma un’affermazione della sua supremazia, un segno che per lui, la vita e la morte sono semplici pedine in un gioco che trascende la comprensione mortale.
La sua etica, se così si può chiamare, è un codice scritto nel passato, incomprensibile e – per ora – distante. I Gorosei non vedono l’umanità come loro uguali, ma come creature futili, la cui esistenza è tanto transitoria quanto quella di un insetto che si agita sotto il sole: prima di essere schiacciato sotto il peso dell’inevitabile.

In questo modo, incarna la malvagità pura, non perché gode del dolore altrui, ma perché è privo di qualsiasi capacità di empatizzare con esso. La sua malvagità è scientifica, clinica, una forza della natura che non può essere arginata o compresa, solo osservata con un misto di orrore e sbigottimento per la sua assoluta certezza.
E in questo contesto, Mars è il custode di quel ritorno, l’araldo di un’antica verità che l’umanità ha dimenticato o, forse, non ha mai veramente conosciuto.

In soli sei minuti tutto questo potrebbe cambiare. Per sempre.

I tre amigos!

L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui.’


– William Shakespeare

Il titolo del paragrafo è più che appropriato: Luffy, Brogi e Dorri sono come una versione shonen di Steve Martin, Martin Short e Chevy Chase nel celebre film. Sebbene possa sembrare solo una bella sbadilata di mazzate, questa scena racchiude in realtà una serie di conferme e informazioni veramente interessanti.

Traduzione del Mala alla mano, emerge immediatamente un ‘dettaglio’ che definire determinante è un eufemismo. Brogy non dice ‘hai lo stesso aspetto del Dio tramandato ad Elbaf’, bensì…

‘Gabababa, lo sai che hai la forma di un dio che si tramanda ad Elbaf!?

Questo fa già una bella differenza.

Prima di dirvi il perché vi ricordo la Fatal Royal Reading, proprio per godervi le nostre analisi con una traduzione esatta dalla lingua giapponese, vi aspettiamo alle 21.00!

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Tornando a noi, i Vichinghi, popolazioni scandinave (periodo storico tra l’8° e il 12° secolo), praticavano una religione politeista che comprendeva diverse divinità. Perfettamente in tema.

Insomma, non credo minimamente che a Little Garden stessero parlando di quel Dio. I loro discorsi vertevano in tematiche di coraggio e determinazione, si, ma qualunque sia il rivolo di conoscenza che sia serpeggiato nel letto dei secoli, Nika è un Dio che porta il sorriso agli schiavi, i sottomessi e ai vessati, il Dio del Sole che porge la fiamma della speranza nell’ora più buia. Sono semplicemente divinità diverse, esattamente come nella pratica politeista dei vichinghi. Emergono altri dettagli. Ecco le informazioni a nostra disposizione:

  • Riconoscono a stento Luffy, ma riconoscono in lui i tratti di Nika, è un segnale visivo definitivo… ad Elbaf esiste il culto di Nika, esistono raffigurazioni di tale Dio. Il tutto sta in un unico sublime dettaglio: A) è un culto antico, con dei sacerdoti e della documentazione, dei riti magari?; B) è un qualcosa a cui sono arrivati tramite la conoscenza di Ohara?
  • Luffy sta prendendo coscienza che più persone lo definiscono un Dio? Conoscendo il personaggio: no, risponde di fretta per non alterare il piano. È possibile che se Bonney e i giganti gli spieghino tutto… Lui si metta comunque a riderne. Vedremo
  • L’ipotesi era quella del giornale, hanno letto e sono partiti, non hanno citato – per ora – Shanks né altri interventi in merito. Quindi raggiungere la nave dei giganti significa una fuga perfetta. La Sunny può fare un bel coup de burst per raggiungerla, e sicuramente una nave gigante può accoglierla (o anche solo trainarla). Per quanto sia vicina Elbaf, se i giganti si mettono tutti a remare: raggiungeranno una velocità di fuga a dir poco inumana

Chissà se andrà così, i presupposti sono validi. Ad ogni modo, parliamo di Warcury-boy. Il suo ruggito iniziale mi ha stupito: mi chiedevo che tipo di applicazione di Haki fosse. Ma poi, perché complicarsi la vita quando Rayleigh spiega tutto nel capitolo 597? L’applicazione base della tonalità del Re è l’intimidazione. L’Haki del Conquistatore, noto anche come Haoshoku, è una capacità eccezionale che pochi individui sono in grado di padroneggiare. Questo tipo di ambizione consente al suo possessore di emanare la propria volontà per influenzare e intimidire gli altri, fino al punto di far svenire o debilitare coloro che sono meno forti spiritualmente. È una manifestazione della forza del proprio spirito, della propria determinazione e del proprio carisma. Infatti, è un avvertimento del Gorosei: ‘Non vi lascerò fuggire‘.

Ovviamente, i risultati di tale tecnica sono assolutamente esilaranti. Posso capire occhi e imbottiture, ma la cicatrice che vola via è stata un dannatissimo spasso. Un dettaglio interessante è che Dorry osserva la peculiarità del corpo di Luffy, il che suggerisce che nemmeno loro hanno informazioni dettagliate su Nika, o quantomeno non riescono ad ‘immaginare’ un potere simile. Interessante, vero?

E così, Warcury passa ai fatti e con un volteggio degno di Spider Pork, ingaggia entrambi i giganti. È puro piacere, un preludio del Ragnarok dei miti antichi, nella lotta tra giganti e Dei. Qui si trascende il mito norreno e le tematiche shonen. L’Astro mostra la stessa capacità del Supa Supa no Mi, il frutto di Mr 1, riassumiamo quindi il crossover dei poteri dei cinque:

  • Ju Peter: nessun potere palesato tranne la rigenerazione
  • Nusjuro: capacità di congelamento e velocità estrema
  • Warcury: abilità nel mutare parti del proprio corpo, non si sa se riguardante solo metallo e armi
  • Mars: nessun indizio, se si pensa sia sopravvissuto al Frontier Dome grazie alla rigenerazione condivisa
  • Saturn: sguardo con capacità psicocinetiche

Le capacità ‘extra e condivise’ risultano l’apparente invincibilità (e rigenerazione), i pentacoli di evocazione e la telepatia. Mi piace sempre di più l’idea che usino il loro potere addizionale Zoan gli uni sugli altri, come un reparto d’élite speciale. Altrimenti la spiegazione è un elemento di trama a noi ancora sconosciuto, e ci sta.

All’attacco del Gorosei, i giganti ci fregiano di una risposta la cui culla è la stessa Edda Poetica.
Nel poema Völuspá, la veggente prefigura la fine del mondo (il Ragnarǫk, seeempre lui). Durante la descrizione degli eventi che precedono la fine dei tempi, si menziona che Svailiin, lo scudo, protegge il sole. Questa menzione è presente nei versi 53-54:

‘Solu scefi i sal, / steinom of lioðsi, / þa er loptr liggr i eldi; / salu sviar brinna, / mun engi þar kvema, / né dagr daga, / segi af ragnarǫk.’

Ossia

Il sole diventa nero, / la terra sprofonda nel mare, / le stelle luminose scompaiono dal cielo; / le fiamme si levano alte, / raggiungono il cielo stesso, / il calore brucia tutto intorno, / mentre inizia il Ragnarök

La traduzione di questi versi potrebbe variare leggermente, ma il significato generale è che quando il cielo si spezzerà (tipico dell’impatto di due Haki, e rappresentazione che lo stesso destino sia incerto), il sole si oscurerà e nessuno dei due tempi (giorno o notte) esisterà più.
L’interpretazione di Svailiin come uno scudo che protegge il sole, suggerisce che potrebbe essere una sorta di barriera o difesa contro i pericoli che minacciano la stabilità cosmica durante Ragnarǫk. Insomma, lo scontro tra Dei e Giganti che vi cito da qualche settimana.

Le scene successive sono un perfetto suggello di trama: Warcury cerca di capire quanto i giganti sappiano di Nika, e la risposta mi ha inebriato: ‘È un nostro amico!’. È shonen all’apogeo della sua intensità. Dopodiché, in un meraviglioso sfoggio di dialettica vichinga, colpiscono all’unisono e Topman va a prendersi le gocce di Novalgina. Splendido l’omaggio spassionato a Tom & Jerry con la mazza da baseball, e non posso fare a meno di menzionare il rarissimo caso in cui Saturn mostra emozioni umane (la rabbia), urlando che qualunque traccia di Nika va cancellata dal Pianeta.

In uno svolazzo elegante, Brogy sottolinea che le loro capacità di ripresa non sono note né in nessun potere, né in nessuna razza. È roba antica, genti.

Le scene conclusive sono al fulmicotone: in ordine, i vice-ammiragli hanno fatto blocco davanti alla nave dei giganti, Sanji ha bisogno di aiuto, è solo, stremato e trasporta un ferito.
Kizaru-boy.
Non avete idea di quanto mi abbia rattristato sentirgli dire: ‘Ci sono delle ferite… Profonde ferite… Però al momento… Lasciatemi riposare…’. Sappiamo tutti benissimo che sono quelle sull’anima, lì dove non si possono rimarginare. Il guerriero è assolutamente conscio del buio, e per me una presa di coscienza graduale va più che bene.
Sei minuti alla coscienza universale: e l’Itsumade ha identificato la stanza del messaggio (sempre che il server sia lì).

Egghead è deludente dice qualcuno, ma… Leggiamo lo stesso manga?
Uno degli elementi più affascinanti della saga è la sua ambiguità morale, che conferisce una tensione costante e claustrofobica, accentuata da parentesi cupe in una cornice particolarmente evocativa. Si distingue anche per la sua abilità nell’esplorare tematiche complesse legate alla fede, alla famiglia e alla natura dell’assolutismo morale.
Le battaglie di Egghead sono tanto interiori quanto esteriori.

In principio fu…

Il possesso della conoscenza non uccide il senso della meraviglia e del mistero. C’è sempre più mistero


– Anais Nin

Il robot è desto. Qui farò un’analisi plausibile, senza fare dichiarazioni affermate o svelate. Mi rifiuto di prendervi in giro e di avere la presunzione di rivelare cosa passi per la mente del sensei. Andiamo per gradi, cosa sappiamo del robot? Sappiamo che 200 anni fa scalò Mary Geoise, probabilmente per attaccare, ma non conosciamo le sue intenzioni definitive. Bellissimo il dettaglio determinante: è legato a Joy Boy, e nel castello di Pangea si trova il suo cappello. Una macchina esegue schemi e protocolli, ma il robot ha i tipici balloon che indicano un pensiero interno e… è senziente. Questo è il tratto inebriante.

Ovviamente il primo pensiero è per Zunesha, accusato di pagare il dazio per un crimine commesso un millennio prima. Le prime congetture che nascono sono che forse l’intera ciurma di Joy Boy sia stata ‘costretta’ a tradirlo, ma: non è basabile su NIENTE. C’è un lasso interpretativo, per carità. Mettiamo che – visto le dimensioni del cappello – Joy Boy fosse un gigante; questi esseri vivono in media 300 anni. Zunesha gira e trasporta i Mink da un millennio. Miyagi, la capra-medico di Zou, ipotizzava che stesse probabilmente dirigendosi verso una certa meta, che però avrebbe confortevolmente raggiunto in 1000 anni, a meno che non gli mancassero determinate combinazioni di elementi: esattamente come mancavano a Roger, Shanks e forse Imu stesso?

Il lasso di tempo è il seguente: il robot agisce 200 anni prima dell’inizio della narrazione dei fatti. Zunesha girovaga da 1000 anni, il che potrebbe far pensare che fosse già condannato, ma afferma di non sentire il battito cardiaco dei tamburi da 800 anni, ossia quando già vagava da due secoli. In un’interpretazione totalmente fantasy, Zunesha conosce magari Joy Boy quando arriva a Zou, fanno amicizia e i loro destini si legano. Questo pone un ulteriore interrogativo: nella ciurma del primo vettore di Nika era presente un Kozuki? Perché, facendo un parallelo, Luffy riesce a sentire l’elefante, ma è Momonosuke a parlargli (addirittura Zunesha gli chiede il permesso di attaccare, riprova che l’essere sia vincolato a determinati sigilli che non può infrangere). Non ci è dato di sapere la risposta, ma teniamo tutto a mente nell’economia dello svolgimento dei fatti.

Il fatto del girovagare da 1000 anni, ma non sentire i tamburi da ottocento, è spiegabile. Nel corso degli avvenimenti, nemmeno a Joy Boy Nika concesse immediatamente il risveglio, da qui una bella spiegazione logica, ok. Ma con tutte le date da controllare e contestualizzare. Se fosse vera una cosa simile, attenzione: è il periodo in cui Lily fa scomparire i Poneglyph, che a loro volta sono stati commissionati a dei Kozuki, con il sapere dei Nefertari. Come vi dico da tempo, spero che chi congiunse queste casate fu Joy Boy. Essendo tornati sulla scena i Nefertari dopo Wano, il cerchio si stringe. Occhio, non la definisco nemmeno teoria, ma supposizione plausibile.

L’elemento mancante è il Regno Antico, gli schieramenti effettivamente in gioco (la famiglia Nerona, le D, al momento sono ombre del passato). Abbiamo un buco netto e rifinito riguardo la natura, la tecnologia e le motivazioni di una stirpe che altre venti vollero abbattere a tutti i costi. Preferisco delineare una prospettiva di resistenza che è stata nascosta – ed eradicata – per secoli dal Governo, piuttosto che raccontarvi che il robot fosse il secondo compagno di Joy Boy: sulla base del nulla cosmico.

In definitiva, dietro un immenso scenario da spiegare, il robot ebbe contatti diretti e personali con il primo vettore di Nika, e questo apre una serie di scenari incredibili.

L’io negativo

Spero di avervi intrattenuti, spinti a ragionare.

Oda abolisce ogni sviluppo prevedibile e logico, evocando piuttosto un’atmosfera di presentimento e di sogno che si accosta al limitare dell’ignoto.
Il tutto impreziosito da venature dark.
Il potere del Governo Mondiale è un sussurro che si diffonde come veleno attraverso le vene della storia, un segreto sibilato nell’orecchio di un mondo che dorme, ignaro del risveglio che lo attende.
I Gorosei giocano a scacchi con le vite umane, muovendo le pedine con precisione chirurgica in una partita dove il re è il segreto che custodiscono gelosamente.
Ogni mossa è un inganno, ogni strategia è un bluff, e il vincitore prende tutto.

Godiamoci il viaggio, genti

One day the shadows will surround me
Someday the days will come to end’

– Five Finger Death Punch, I apologize

Cenere

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