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One Piece 1060: asimmetria greca, i punti cardinali dei sogni, Damnatio memoriae

by Cenere
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Musa, tu dimmi le cause, per quale offesa divina, / per quale dolore la regina dei numi a soffrir tante pene, / a incontrar tante angosce condannò l’uomo pio / Così grandi nell’animo dei celesti le ire!?’

– proemio dell’Eneide

Eterogeneità strutturale.

Salve genti, benvenuti nell’analisi del 1060, ossia: la fine del buio narrativo.

Coniai tale termine nell’analisi del capitolo 1052 (se gradite recuperatela, avrete maggiore cognizione di causa), perché per una decina d’anni abbiamo conosciuto la rotta, la direzione dei flutti narrativi da solcare, Luffy e Law avevano stretto un patto: tutte le strade portavano a Kaido.

Stephen King asseriva che la nostra mente è una stanza, i cui corridoi sono l’anima, beh, parlando di elefanti nella stanza… si sente che il mammuth è appena passato: le impronte pachidermiche di Wano sono ancora fresche, ma gli anni di questa saga finale già ci guardano proponendo passaggi lascivi di stati percettivi e afrore di fantasia. Dietro c’è pur sempre una mente, dove serafini suonano un jazz sincopato, imprevedibile, e nel magma ancora fuso della perdita (?) di due imperatori emerge quella scrittura brillante e semplice che ben conosciamo da 25 anni.

Persa in una deragliante estetica, fra smargiassate slapstick e beffarde orchestrazioni, forte di testi graffianti. I cui dogmi sono i sogni. Né avanguardia né rétro, è solamente lo stile di Oda sensei: un artista nato per scrivere Shonen.

Il 1060 può strapparci già un sorriso venato di sadismo e allegria, i mugi hanno già Laugh Tale nei loro piani, ma soprattutto pare proprio che Sphinx non rientri nella rotta più immediata. Tutti in coro! Grazie Signore grazie.

Asimmetria greca

Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito.’

– proverbio cinese

E qui stolti lo siamo tutti, in senso assolutamente benevolo, ovviamente. Genti, il sensei gioca con noi, ci stimola, ci avvisa: non soffermatevi alla superficie delle apparenze, non costringete le ipotesi in schemi rigidi, tenete aperte le menti.

Tema estremamente caro a Oda, al punto tale da renderlo tratto distintivo, rendendone portavoce, con intensità Pirandelliana, addirittura Silvers nel bar di Shakky, facendo dire dal Re Oscuro a Robin (quindi dal Narratore a noi) una delle frasi più importanti dell’opera: trova la tua verità.

La verità è una sola (ci mancherebbe), perché il saggio indica la luna, invero la luce, ossia la ragione. Ma diamine, traiamo i giudizi una volta conosciuta, non immaginata.

Per il resto Oda è il Dio degli scammer, stavolta veramente, mettendo addirittura nel titolo ciò che avrebbe bellamente saltato a piè pari, ma andiamo: sapevamo bene che avrebbe gettato il sasso e nascosto la mano.

Ma c’è un perché, genti.

Vi ricordate la precedente analisi? Vi invitavo ad avere pazienza, dicendovi che c’era una motivazione estremamente precisa per farci attendere le risposte di Sabo. Beh, ci ho preso direi. La ragione d’essere in questione è la sceneggiatura. Un conto è fare dire a Sabo ciò che sapevamo benissimo (non ho ucciso Cobra), tutt’altra faccenda è rivelarlo in una delle scene più forti e di impatto di tutto One Piece: la distruzione completa di Lulusia.

Le dichiarazioni di Sabo avrebbero minimamente sortito lo stesso effetto? Io non credo. Chiamatelo estro, definitela bravura, io la definisco una mazzata hardcore termonucleare di fantasia.

Oda sensei è il Dix exapator (colui che inganna due volte), perché? Perché sta cambiando la sceneggiatura. Esattamente come Plauto tramite il contaminatio riuscì brillantemente a decostruire e rielaborare le commedie greche, unendo alla struttura ricca di neologismi e retorica di queste il genere teatrale della Palliata latina. Quest’ultima ricca (anche) di poemi comici e momenti oggettivamente esilaranti. Se consideriamo i primi due dei sei gruppi della commedia latina:

  • Le commedie della beffa: incentrate prettamente sull’ironia, con qualche punta di malvagità in base alle circostanze
  • Le commedie del romanzesco: incentrate esclusivamente sui viaggi avventurosi

Otteniamo il risultato che si prefigge il sensei, mantenere una trama organica, e alternare pathos e tratti caricaturali al fine di rendere il più possibile immersiva e divertente la lettura di One Piece. E diamine, questo è il motivo per cui ci ha deliberatamente scammati non rivelando il sogno di Luffy. Ragionate, siamo saltati dalla sedia nelle rivelazioni di Sabo sceneggiate a Lulusia.

Come reagiremo sapendo finalmente cosa c’è dietro lo specchio? Quel che ci regala il sensei è Edutainment, ma anche molto di più del binomio informazione più intrattenimento.

È un’istigazione a riflettere.

Personalmente lo trovo sottile ed elegante.

Diamo inizio alle danze quindi.Capitolo 1060, mesdames et messieurs, pronti?

Andiamo a guardare la luna

La dimora nella psiche

Il capitolo entra subito nel vivo, regalandoci una ciurma dei bei vecchi tempi, impulsiva e fracassona, l’autore ha veramente una missione da compiere, One Piece può perfettamente far collimare suspense, intrighi, mito e leggenda, si, ma nell’ottica mugiwara, il che assicura al lettore interesse, avventura e, soprattutto, coinvolgimento emotivo.

E le mine partono immediatamente, con naturalezza disarmante. Fosse stato vero o meno, il rifiuto di Luffy nel credere Sabo capace di malvagità è netto e assoluto. Per fortuna Robin si erge come voce della ragione, ricordando alla ciurma (importante: Oda lo vuole ricordare a noi lettori) un dogma assoluto, i rivoluzionari non progettano golpe, non dichiarano guerra a regnanti, regine e stati di sorta: il loro unico obiettivo sono solamente i nobili mondiali. Tre cartigli e relative vignette riassumono la situazione di Sabo, Cobra e Vivi. E diciamocelo, qui parte la mente particolarmente sagace, se non machiavellica… del capitano

Luffy: rotta per Alabasta, immediatamente!

Zoro: nisba

Luffy: allora rotta per Mary Geoise, prima di subito!

Zoro: nisba

– Hagakure, il samurai e l’imbecille

Facciamo una statua a Zoro e a Robin, occhio, qui nessun personaggio è migliore dell’altro, Oda ci mostra pregi, ruoli e difetti della ciurma. Chiarendo, se non altro per mera logica, che non esiste (e mai esisterà) un vice possiamo fare un paio di semplici (ma inconfutabili) deduzioni. Come acutamente sottolineato da Mind (recuperate, se gradite, la Fatal Reading di ieri, abbiamo trattato ampiamente tutti i temi-cardine del 1060, ovviamente non senza ironia e satira: siam pur sempre il Bike, suvvia!) a quel proposito, su una annosa definizione, si occupa di pagamenti e gestione monetaria? Gestisce i turni durante la navigazione? Infligge pene corporali (Luffy chiuso in gabbia)? Bene, il quartiermastro è Nami, puro e semplice.

Non è una ciurma paramilitare stile Teach, quindi Zoro non è il vice, ma il braccio destro di Luffy, e come in varie occasioni è la mente pragmatica che esercita il conosci il tuo nemico proprio de L’Arte della guerra. In uno spassoso continuum-comico-temporale la ciurma dà il meglio di se, offrendo un piccolo divertissement emotivo, e il riferimento temporale c’è eccome: fu proprio Zoro a non fare una piega una volta separati da Vivi, esortando a riprendere la navigazione e suscitando la collera (ma soprattutto lo scherno) della ciurma.

Proprio lo spadaccino, anche se non sembra, è il maggiore sostenitore della parità di diritti, inconfutabile:

  • l’aspra condanna che incitava Kuina a sovvertire l’ordine costituito, critica non troppo velata di Oda ad un Giappone ancora patriarcale
  • il freddo rispetto della volontà di Tashigi nell’ingaggiare Monet
  • la fiducia assoluta verso una nakama, Vivi, nel sapersela cavare da sola

Fa il paio delle dure esortazioni del crescere che Luffy fa a Momonosuke e Vivi stessa. La parte delle perculate multiple verso lo spadaccino da parte dei Mugi? Neologismi coniati in giochi di parole, un delirante patchwork tra l’alga Marimo, Big Mom e Onigashima: da antologia.

L’eccellentissima Robin prende coscienza dei fatti accaduti durante la permanenza a Wano, ricostruendo la genesi della Cross Guild. Giornataccia per Luffy, prima Vivi nei guai ora Buggy imperatore. Ma si sa, Luffy ha la soglia di attenzione di una mosca, appena sentito? Già dimenticato. L’archeologa dice che ci sono altri nomi di sua conoscenza nei titoli (Oda sei un criminale) ma Luffy può reggere un paio di nozioni alla volta: Robin si arrende.

Sempre gentile, sempre educata, sempre di buone maniere, gli risponde

‘D’accordo, facciamo così. Hai già molte cose per la testa’

Noi immaginiamo Robin, sorridente, che si indica la testa e gli dice

‘Devi smetterla di concentrarti… quando senti un cigolio’

Sempre sorridente eh. Chiedo scusa. Dicevamo

Subentra il punto nevralgico del capitolo. Luffy si stende sul ponte della Sunny (ha usato il 2% del cervello: è esausto), e la considerazione sulla natura di Sabo ci introduce nella dimora nella psiche del sognatore, e qui genti, ho da darvi un consiglio, vorrei introdurvi la mia considerazione proprio sul sogno di Luffy e il ruolo di Im-sama, ne riporterò stralci dalla mia analisi del 1051, nel paragrafo Ferire la luna, il mio punto di vista si soffermerà al motivo per cui bisogna (per realizzare completamente il sogno) divenire Re dei Pirati e alla frase voglio essere libero. Se volete un contenuto brillante su tutta la natura e le ragioni del sogno: vi consiglio il video del Re che troverete oggi (non so se sia già uscito, dipende da quando pubblico, verificate genti) su Youtube, l’ho trovato un lavoro elegante ed ispirato, aderente alla possibile vera natura di tutto il sogno di Luffy, poi mi direte.

Detto questo, probabilmente le ragioni di Luffy sono troppo correlate ai segreti e significati di Laugh Tale per essere svelati ora, è l’unica motivazione logica, narrativamente plausibile. Il sogno cela qualcosa che ancora non dobbiamo sapere, che ci rovinerebbe la fatica di aver atteso, ma soprattutto la gioia della scoperta. Le reazioni dei Mugiwara non sono casuali, non lo sono per niente, alcune sono da tenere in considerazione, Chopper e Franky vanno letteralmente in sollucchero, Usopp è chiaramente atterrito e poi scettico, Nami ha addirittura una reazione doppia, prima spaventata e poi dolce ed affettuosa. Soffermiamoci un istante su questo tocco di classe, il medico, la navigatrice e il cecchino sono coloro i quali non brillano per coraggio, si spaventano per primi e rifuggono il pericolo come la peste: eppure hanno tre reazioni totalmente distinte.

Non è casuale, ragionandoci si rivela un piccolo tornado emotivo. Uno di quei momenti che gli scrittori bohémien definirebbero le vent de la nuit o la raffinata Ann Rice il momento aureo.

È l’istante in cui uno scrittore sta aprendo un dialogo diretto con noi.

Le reazioni differenti (di chi: cuor di Leone non è) danno certezze quasi acclarate, perché i nakama sono i punti cardinali del sogno di Luffy

  • il sogno è veramente qualcosa di dolce e infantile (Nami)
  • probabilmente qualcosa di intrinsecamente nobile e altruista (Chopper)
  • rappresenta una sfida degna di Prometeo che si ribella ai Titani (Usopp)

Qui riporto stralci della mia analisi (se gradite seguire tutta la stesura, è l’articolo sul 1051), che spero servano a capire la prima fase del sogno:

‘La giustizia, quella vera, si immagina come un solco nel marmo: sempiterna, profonda, una linea netta. In realtà è un elastico, la si allunga a destra e sinistra a seconda delle necessità. Soprattutto in One Piece…/… Mi viene automatico paragonare il governo mondiale e i cento anni di vuoto alla luna, tenendo presente che quest’ultima non ha minimamente la nostra mitologia nell’opera’

Leggendo tutto il paragrafo si capisce che uso la luna come figura retorica, non come mitologia di One Piece, e quindi…

‘Il GM quindi Im-sama, per come li conosciamo, non è detto che siano la malvagità, per ora sembrano più simili (non conoscendo la storia reale) ad un custode. Lo Ying e lo Yang, oscurità e luminescenza, e come tale hanno le caratteristiche più tetre della Luna: simbolo di intuizione ma anche di ombra, un astro notturno che amplifica il buio, e attraverso le sue fasi (crescente, piena, calante e nuova) stabilisce la crescita ed il rinnovarsi della società.’

Fasi che Im-sama non vuole minimamente alterare e continuare a decidere

voglio essere libero‘ – Monkey D. Luffy

Oda sensei ci suggerisce i concetti di scelta e soggettività di Kierkegaard. Perché se in Kaido vediamo la tristezza del concetto di abisso di Nietzsche… Luffy, novello Prometeo, è pronto invece a strappare la conoscenza ai Titani per condividerla con il mondo. Il vaso di Pandora è Laugh Tale. Ad ogni modo, qui si spiegherebbe il fraintendimento delle parole di Luffy. Al capitano (come a chiunque) non piace che qualcuno decida del suo destino. È semplice, quelle parole le dice piangendo, dopo la dipartita di Sabo… i più dicono ‘sei un pirata, libero, vai dove vuoi, fai quel che vuoi, che libertà cerchi?’ La stessa che cerca chiunque, direi. Come fai ad essere libero, veramente libero, in un mondo che decide (Sabo, Ace) chi o cosa devi essere? In un mondo che può permettersi di uccidere, umiliare, perseguitare (Nami, Robin…) chi vuole essere felice? Un mondo dove ti è vietato avere dei sogni? Quindi voglio essere libero diventa semplicemente ‘non voglio soffrire mai più, voglio che tutti siano liberi, con la pancia piena… quindi vi mando tutto a monte’ A mio parere.

Questa è la natura delle mie riflessioni qualche mese fa, spero di non risultare troppo presuntuoso nel dire che credo sia il punto per cui la ciurma e il capitano dicono: per realizzarlo bisogna almeno essere il Re dei pirati.

Le stanze della mente sono l’anticamera dei sogni, di quel lavoro onirico sarebbe capace solamente Freud.

Noi lasciamoci il privilegio di farci stupire da un mangaka fenomenale.

Immaginiamoci come la puntata dell’inarrivabile Scrubs nell’1×12 e la metafora del baseball, beh… Oda sensei è il pitcher che va da Dio e non va disturbato, esattamente come il Dr Cox in corsia. Perchè leggo, vedo, sento tanta di quella roba che lasciamo perdere. Dare denominazioni di ruoli in ciurma, esplicare possibili poteri dei frutti di gente che non ha frutti, capisco chiunque, rispetto (se sensata, minimamente attendibile, metafisicamente plausibile) l’opinione di tutti, ma fra cercare di suscitare sensazione e portare qualità e divulgazione la differenza è abissale.

Andiamo avanti, è concettualmente sbagliato mettersi al posto dell’autore, ma tanto Oda avrebbe una reazione decisamente Coxiana

Anfesibena e Damnatio memoriae

L’anfesibena è una creatura mitologica, innumerevoli le citazioni, da Guccini a Dante fino ad un pilastro assoluto della mia formazione: H. Warner Munn. Vero e proprio mentore per chiunque si relazioni ad una pagina bianca pensando alla parola… fantasy.

Il nome deriva dal latino amphisbaena, dal greco la parola si scinde nel significato composto di ἀμϕι ‘anfi’ e βαίνω ‘andare’, quindi che va in due direzioni. Per uccidere le prede una testa sputava veleno, l’altra mordeva: è una macabra visione del Buster call e del potere di Im-sama, non sto qui a prendervi in giro:

  • una creatura al servizio del Re sul trono?
  • reminescenze atantidee di tecnologie, quindi una vera e propria astronave?
  • potere antico, ma per noi nuovo, che non conosciamo in One Piece?

Per carità, tutto veramente possibile, a questo punto Oda sensei può si stupirmi, ma lo ritengo veramente capace di tutto. Personalmente non posso creare ipotesi, in questo caso: non abbiamo elementi. Le ipotesi son quelle per ora, quella più oggettiva (sto guardando la luna o il dito?) sembrerebbe Uranus:

  • il potere proviene dal cielo, e sembra energia, non fulmini
  • la sagoma nelle nubi è indefinita, forse una creatura, forse una nave
  • risponde ad un comando, proprio come ci si aspetterebbe da un’arma ancestrale

La scena è delicata (concettualmente), credo fermamente che Oda sensei abbia valutato (visto la storia giapponese) più volte come e forse anche se rappresentarla. Ha fatto bene in ogni caso, se qualcuno vuole vederci quella tragedia è libero di farlo, e… forse, solo forse, in questo mondo triste che gira storto un manga può suggerire una cosa giusta alle menti più giovani: la storia va studiata e ricordata, per evitare proprio orrori simili.

Scusate la parentesi, ma sono qui per considerare ogni aspetto, e alcune scene (la sperimentazione su King, Lulusia) mi fanno pensare quanto possa essere edificante la funzione dei fumetti e dei manga. È uno dei temi prediletti di Oda sensei, la libertà individuale e collettiva nella società di massa, il dissenso contro tutte le istituzioni repressive.

Lulusia non esiste più?

Lulusia non è mai esistita.

È questa l’anfesibena letteraria suggerita, una testa che sputa veleno, l’altra morde, la funzione è solo rappresentativa, ma una cosa è certa:

  • i buster call sono un gesto plateale e pubblico, un monito: questo è assolutamente vietato, pena l’annichilimento, non fatelo o sarete puniti
  • il potere di Im-sama è più atroce, si interseca e manifesta lì dove è stata già presa una decisione definitiva e radicale, e puff non sei mai esistito

Una scelta brutale e inumana. Ma, nel diritto romano, la Damnatio memoriae funzionava così. Era resa nota, veniva eseguita pubblicamente. Io ti rendo niente, ti sradico dalle memorie, ti cancello dalle pagine dei libri… affinché tu non sia mai esistito.

Capite la differenza? La prima è una punizione, la seconda una condanna.

Im-sama lo applica, senza esitare, ad una intera nazione, facente parte delle 8 ribelli, e questo pensiero è abominevole: forse è bastata la presenza di una sola persona a decidere la distruzione di un’intera nazione.

Imponendo il silenzio con un volgare sfoggio di potenza, proprio come a God Valley.

E non è per via Sabo, che era lì per puro caso. Ad Im-sama non frega niente dei pirati, o della Marina, dei Gorosei. Non ha nemici, non teme nulla, potrebbe spazzare via tutti se lo volesse. Im-sama ha paura solo del vaso di Pandora. E se ti avvicini a coperchio… puff.

Non sei mai esistito.

Ecco perché vi citavo la piramide di Freytag nella precedente analisi, avete visto che il climax era nel mezzo del capitolo, stavolta? Oda sensei non ha niente da invidiare a fuoriclasse come Henrik Ibsen o Michael Hauge. Niente

La furia di Giunone

Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo

– Eneide, VII, 312

Come detto in apertura, ora si mira (RPG permettendo, ovviamente) a Laugh Tale.

Bonney avrà un peso specifico, potete contarci. Probabilmente è in forma di bimba perché era l’unica maniera per fuggire da Mary Geoise, il che non esclude che Vivi sia direttamente nelle mani di Im-sama.

Luffy, Im-sama e Laugh tale.

Enea, Giunone e le coste che l’eroe non avrebbe dovuto raggiungere.

Se Giunone scese fin negli inferi per fermarlo, cosa farà chi ha già distrutto una nazione intera, per una semplice fuga di notizie?

Pensateci.

La frase dell’Eneide ha un significato terribile, la pronuncia Giunone, ma statene certi che lo farà anche Im-sama, sta per: fare qualunque cosa pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Semplicemente agghiacciante.

Ah, non l’ho tradotta? Mille scuse…

‘Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo’

Se non potrò piegare gli Dei, muoverò Acheronte’

– Eneide, VII, 312

Cenere

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